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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti


               Nelle zone collinose della Bassa Sabina la coltura predominante
               nei primi anni del novecento era invece quella tradizionale del-
               l’olivo.
               “L’oro liquido” della Sabina nelle sue varietà Carbonella, Leccina,
               Olivastrone e Reina, conquistò i mercati romani per essere utiliz-
               zato a scopo terapeutico per le mialgie, gli avvelenamenti, le
               malattie del fegato e della pelle, come eccipiente e solvente di
               medicinali e naturalmente come indispensabile condimento ali-
               mentare.
               Ad incrementare e diffondere l’olivocoltura e a modernizzare gli
               oleifici esistenti provvide la Cattedra Ambulante di Agricoltura
               di Poggio Mirteto, la prima ad essere costituita in Umbria e nel
               Lazio. Articolata in due sezioni con sede a Roccasinibalda per
               l’Alta Sabina e a Rieti per i territori della Piana e in una vasta rete
               di succursali, l’associazione si prefiggeva anche di migliorare la
               produzione delle viti, di raddoppiare quella dei cereali e di cura-
               re più diligentemente la bachicoltura (Polia, M. 2002).
               Anche la coltivazione del grano era molto diffusa in Sabina.
               Durante il fascismo, furono molti gli agricoltori a figurare nel IV
               Concorso Nazionale della “battaglia del grano” promossa da
               Mussolini.
               È tuttavia grazie all’opera di Nazareno Strampelli se la battaglia
               del grano ottenne nei nostri luoghi un notevole successo.
               Giunto a Rieti da Macerata fin dal 1903 l’illustre agronomo isti-
               tuì nella zona di Campomoro (Rieti) la sede dell’Istituto Speri-
               mentale di Granicoltura, utilizzando per la riproduzione l’ap-
               pezzamento posto all’inizio della Valle del Salto e la tenuta di
               San Pastore. Con incroci intergenetici ottenne sementi rinomate
               in tutto il mondo.
               A Leonessa, prima della seconda guerra mondiale e fino agli inizi
               degli anni ‘50, erano invece impiegate per la semina tre qualità di
               grano: la  famijia undici, lo  zuccu che aveva la spiga rossastra e
               senza restre (“arzigli”), la biancola. Le tre qualità erano usate nel-
               l’alimentazione umana. Più tardi fu introdotto dalla Sardegna un
               tipo di grano chiamato saragòla a spiga lunga con un maggior ren-
               dimento. Per quanto riguarda l’orzo erano seminate due qualità
               principali: l’orzone e l’orzetta, il primo con la spiga più lunga e
               seminato in autunno e il secondo con la spiga più corta e semina-


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