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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti
Nella “piana” nei primi anni del ‘900 si coltivava ancora la cana-
pa, coltura che dava degli ottimi risultati e diffusa, come si è già
detto, sin dal medioevo.
Nei primi anni del ‘900 fiorì anche la coltura della barbabietola
che oltre ad alimentare l’industria dello zucchero, rendeva più
alta la resa della terra. Infatti, dopo aver diretto per 30 anni le
acciaglierie di Terni, il cavaliere del Lavoro Amilcare Spadoni
istituì l’Associazione per lo sviluppo industriale ed Agricolo
della Sabina per valorizzare l’attività lavorativa. Poiché l’agri-
coltura rappresentava la prima risorsa economica della provin-
cia, si adoperò per rendere più produttive le terre mediante
anche un’adeguata scelta delle colture in base ai terreni. Nella
piana reatina fu sostenuta proprio la coltura della barbabietola
da zucchero in funzione anche dell’attività di uno dei primi zuc-
cherifici italiani sorto a Rieti fin dal 1872 grazie al Principe
Potenziani e seguito dopo 15 anni da Emilio Maraini (Di Mario,
R.- 1993).
Lo Zuccherifico e la Supertessile detta “Viscosa” (dove si produ-
ceva prima seta artificiale tramite la cellulosa e successivamente
rayon) elevarono Rieti a città industriale.
Tuttavia l’evolversi delle vicende economiche ed il mutamento
delle logiche di mercato portarono, sia pure con modalità e
tempi diversi alla chiusura delle due fabbriche e alla conclusio-
ne di una importante esperienza industriale in terra reatina.
La chiusura dello zuccherificio del 1973 ebbe molta risonanza sulla
stampa locale e fu un evento molto sentito dalla popolazione.
Anche il poeta Guglielmo Festuccia nella sua poesia “ La morte dde
lu zuccherificiu” scrive: ..Ppè Riete ‘sta fabbrica era un vantu, l’autorità
non n’ha tenutu cuntu: mò guardi fore e dapettuttu è un piantu, pare ddè
sta a guardà ‘nnè un campusantu.....Tuttu ‘n trattu non ajo resistitu, le
lacrime dell’occhi m’hau cecatu: m’è parsu ddè lascià quaci una tomba, m’è
parsu ddè lascià la pòra mamma……(Festuccia, G.-1976).
Nella zona di Magliano Sabina, invece era largamente coltivato
il tabacco per opera dell’On. Conte Valentino Orsolino Cencelli.
Come si legge nella rivista “Sabina Agricola” del tempo, egli riu-
scì a ricavare circa 600 quintali di tabacco essiccato di ottima qua-
lità Kentuckj su una supeficie di trenta ettari di terreno con un
reddito lordo all’epoca altissimo di lire 15.000-16.000 ad ettaro.
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