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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti
ta nel mese di marzo. Se il tempo permetteva si seminava una
qualità speciale di grano detta grano marzarolo dai chicchi piccoli
e dallo scarso rendimento usato per l’alimentazione del pollame.
Un’altra granaglia chiamata mogo (Lathyrus cicera L.) veniva semi-
nata a marzo. Aveva un sapore amarognolo, era destinata special-
mente all’alimentazione dei piccioni. Non era indicata per le muc-
che perchè conferiva un sapore poco gradevole al latte. I primi di
aprile si seminava la cicerchia (Lathyrus sativus L.), un legume
destinato all’alimentazione umana ed animale; il farro (“farre”)
era usato per preparare minestre e polenta ed uno speciale orzo
chiamato “orzo da caffè” era destinato alla tostatura poiché il caffè
di importazione era raro e vero lusso da usare con molta parsi-
monia. Il caffè domestico era preparato facendo bollire nella “cuc-
cuma” contenente circa un litro d’acqua, l’orzo tostato nel bru-
schino e macinato. I più facoltosi usavano aggiungere all’orzo
tostato qualche chicco di caffè vero: “cinque o sei vaga là nmezzu,
proprio come l’acqua santa” (Polia, M.-2002). Dopo la bollitura si
aggiungeva un po’ di acqua fredda per permettere ai fondi (pòsa)
di depositarsi sul fondo della caffettiera. Dopo l’Annunziata veni-
vano seminate le patate entrate nell’uso nel XVIII secolo e dive-
nute subito un ingrediente fondamentale nell’alimentazione. In
maggio si seminava una qualità di mais chiamata quarantino. Pro-
duceva chicchi piccoli e teneri. Oggi è sparito e si usa seminare
una qualità di mais chiamata dente di cavallo dai chicchi più lunghi
e grossi ma anche più duri. Con il quarantino si faceva una polen-
ta molto buona. Assieme al granturco venivano seminati i ceci
usati nelle zuppe con la cicerchia e la lenticchia. Il grano, cosi
come le lenticchie ed il mogo venivano utilizzati anche il primo
giorno di quaresima in un rito propiziatorio in uso nel leonessano
ma anche nella zona di Antrodoco. Le ragazze di ognuna delle fra-
zioni preparavano i vasi che sarebbero stati usati il venerdi santo
per adornare i sepolcri. A tal fine si seminavano i semi e si copri-
vano con un telo in un ambiente oscuro dove veniva posto ogni
tanto un braciere oppure le piantine venivano messe in un casso-
ne coperto di letame per tenerle calde (a Collerinaldo era chiama-
to “vaschittu”). Al buio i germogli acquivano un colore bianco-
giallastro. L’oscurità simboleggiava quella del sepolcro in cui tut-
tavia è nascosta una vita destinata all’immortalità. La sera del gio-
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