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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti


               guerre e le incursioni barbariche, si presero cura dei malati e dei
               mendicanti. Le terapie si formulavano grazie agli erbari e i pig-
               mentari (i farmacisti di allora) e si preparavano, dosandoli ad
               occhio, impiastri di olii, decotti, polveri, succhi, sciroppi, cata-
               plasmi infusi di piante ed erbe officinali ricavate dall’orto dei
               monasteri.
               Spesso per la confezione dei farmaci si servivano anche di un
               antidotario che conteneva nozioni tramandate da Galeno, da Pli-
               nio il Vecchio e in taluni casi persino dall’antica medicina araba.
               Ad espedienti naturali si ricorreva pure per preparare miscele
               mortali di cicuta (Conium maculatum L.), aconito (Aconitum napel-
               lus L.), stramonio (Datura stramonium  L.) e belladonna (Atropa
               belladonna L.) (Di Mario, R.- 1997).

               Le specie coltivate negli orti medievali del reatino
               Le più diffuse piante odorifere negli orti erano il prezzemolo
               (Petroselinum sativum Hoffm.) e il basilico (Ocymum basilicum L.)
               usati per insaporire i cibi, il rosmarino (Rosmarinus officinalis L.)
               usato già allora nella preparazione degli arrosti e per la cura del
               rachitismo e dei reumatismi, la salvia (Salvia officinalis L.) curati-
               va delle diarree dei bambini e della circolazione sanguigna, la
               malva (Malva sylvestris L.) efficace contro le infiammazioni inte-
               stinali, con un’azione tonica e diuretica e il mal di denti, la melis-
               sa (Melissa officinalis L.) astringente dal sapore aromatico amaro-
               gnolo che si assumeva come digestivo ed antispasmodico, la
               camomilla (Matricaria chamomilla L.) usata contro le malattie
               dello stomaco, i problemi digestivi, il mal di capo, le coliche e i
               dolori in genere. (Di Mario, R.- 1997). Tali erbe, erano spesso
               associate alla coltivazione di specie orticole. Come si ritrova
               anche nel “Capitulare de Villis” (Rottoli; M:- 1996) i cavoli (Bras-
               sica oleracea L.), gli agli (Allium sativum L.), i ceci (Cicer arietinum
               L), le cipolle (Allium cepa L.), i cetrioli (Cucumus sativus L.), i
               fagioli (Vigna unguicolata L. Walpers), le lattughe (Lactuca sativa
               L.) le rape (Brassica rapa L.) e le fave (Vicia faba L.) alle quali si
               attribuivano poteri afrodisiaci, erano ampiamente coltivati negli
               orti, situati in posizione scoscesa al di sotto delle mura e delle
               torri castellane sostenuti da muretti a secco e da ingegnosi ter-
               razzamenti (Di Mario, R.- 1989).


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