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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti


                    Se le malattie respiratorie erano un problema comune, dall’esa-
                    me dei resti di persone decedute intorno all’anno mille rinvenu-
                    ti a Cotilia, nei pressi di Cittaducale, risulta in maniera molto
                    evidente che l’artrosi e le malattie delle ossa erano estremamen-
                    te diffuse in Sabina. La cura dei decotti di borragine raccolta nel
                    monte di Cittareale, di rosmarino, di ortica (Urtica dioica L.), di
                    edera terrestre (Glechoma ederaceae L.) risultavano ottimi palliati-
                    vi in tali disturbi (Di Mario, R.- 1997).
                    Anche infusi di sambuco, già citato per la cura dei disturbi inte-
                    stinali, venivano usati per la paralisi degli arti (Di Mario, R.-
                    1997). Sembra che il “Castello di Sambuco”, fiorente nel XII seco-
                    lo nel Cicolano, abbia acquisito tale nome proprio per l’enorme
                    diffusione in quei luoghi di questa pianta (Di Mario, R.- 1989).
                    Nel medioevo molto diffuso era anche l’uso di sciroppi confe-
                    zionati con frutta bollita e filtrata in sacchetti di lino. Erano
                    molto utilizzati anche i succhi d’indivia (Cicorium endivia L.) e
                    d’anice (Pimpinella anisum L.) contro le febbri e di luppolo
                    (Humulus lupulus L.) contro l’itterizia; l’edera (Hedera helix L.), la
                    verbena (Verbena officinalis L.), il lauro (Laurus nobilis L.), leniva-
                    no invece rispettivamente l’asma la lombaggine e le nevralgie
                    (Di Mario, R.- 1997).
                    L’impiastro caldo delle foglie di lappa (Arctium Lappa L.) risana-
                    va le piaghe e mitigava i dolori in genere.
                    Nell’infermeria dei conventi non mancavano inoltre vino, aceto,
                    olio di rose, ruta (Ruta graveolens L.), laserpizio (il famoso silfio)
                    per la cura di piccole escoriazioni (Di Mario, R.- 1997). Prima
                    degli interventi chirurgici invece si cercava di anestetizzare la
                    parte interessata con un panno imbevuto di giusquiamo (Joscya-
                    mus niger L. o Joscyamus albus L.) o di infuso di radici di man-
                    dragora (Mandragora autumnalis Bertol.) poggiato sul naso e sulla
                    fronte del paziente (Di Mario, R.- 1997).
                    Dai semi di belladonna (Atropa belladonna L.) e giusquiamo si
                    ottenevano anche filtri con effetti sedativi ed anestetici. Oltre ai
                    conventi, intorno al 1100 nacquero numerosi ospedali lungo la
                    via Salaria per ospitare i pellegrini diretti verso Roma, fatti
                    costruire dal vescovo di Rieti Benincasa (Di Mario, R.- 1997).
                    Furono però soprattutto i monasteri benedettini di Farfa, S. Sal-
                    vatore Maggiore, S. Quirico e S. Leonardo che specie durante le


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