Page 276 - Silvae N. 15-18 Gennaio 2011 Dicembre 2012.pdf
P. 276
Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti
D’Arce dove si sviluppo’ specie in età comunale, una vera e pro-
pria azienda di produzione di fibre tessili.
La canapa più piccola di prima scelta veniva destinata alle fila-
trici per gli indumenti. La canapa più rozza, di “valle”, serviva
per l’imbottitura dei vestiti (Di Mario, R.- 1997), per comporre
legacci per orti, fili e spaghi per calzolai e funi per le bestie e
tiranti.
Si confezionavano anche corde per impiccagione (addetti erano
i lebbrosi che operavano in rioni distanti dalle mure cittadine);
della canapa veniva utilizzato anche il seme soprattutto per pre-
parare nutrienti zuppe (Di Mario, R.- 1989).
Il lino (Linum usitatissimum L.) risulta invece scarsamente docu-
mentato in Sabina. Pene severe erano stabilite per il furto di cana-
pa e lino…”si qua persona carpserit canepam, seu acceperit ipsam, sive
linum, de canapina aliena, gurgo sive spasario aut aliunde”…
Canapa e lino erano quindi particolarmente protetti sia nella
canapina sia al macero nel gorgo (o maceratoio) sia quando
erano messi ad asciugare (Di Carlo, E.A.- 1988).
Nei terreni della piana reatina e della Sabina si coltivavano nel
basso Medioevo, oltre alla canapa ed al lino, anche grano (gene-
re Triticum), segale (Secale cereale L.), saggina (genere Sagina) ed i
cereali come il miglio (Panicum miliaceum L.), la spelta (Triticum
spelta L.) e il farro (Triticum spp.), il sorgo (Sorghum vulgare Pers.)
e l’orzo precoce (Hordeum vulgare L.). Inoltre, allo scopo di
aumentare la produzione, si operavano dei miscugli, il più dif-
fuso dei quali era quello del frumento con la segale (Di Mario,
R.- 1989). Non di rado i coloni si nutrivano con pane di farina di
spelta e di orzo mescolata con quella di fave, di acini d’uva, fiori
di nocciola e radici di felci.
Diffusa era la coltura delle leguminose seminate in primavera,
come i lupini (Lupinus spp.) e le cicerchie (Lathyrus sativus L.).
La veccia (Genere Vicia) veniva usata come foraggio e l’avena
(Avena sativa L.), utile per l’alimentazione equina era piuttosto
rara in sabina (Di Mario, R.- 1997).
A volte un tritello di avena veniva utilizzato nella polenta di
miglio (Panicum miliaceum L.). I monaci di Farfa, raccolti nell’ab-
bazia in seguito alla dispersione legata ai trenta anni di incur-
sioni saracene che si conclusero con la vittoria dei sabini presso
SILVÆ - Anno VII n. 15/18 - 279

