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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti
Collebaccaro presso Contigliano, era un ottimo rimedio per l’e-
micrania e per la dissenteria (Di Mario, R., 1989) e sembra venis-
se usato anche per arrestare l’epistassi (Di Mario, R.-1997); il
sambuco (Sambucus nigra L.) curava la diarrea (Di Mario, R.-
1989) e la rosòlia (Drosera rotundifolia L.), oggi specie protetta in
Toscana, Piemonte e Val D’Aosta, veniva utilizzata per la gotta.
Dai germogli e dalle foglie di timo (Thymus vulgaris L.) si ottene-
va invece un liquido oleoso in grado di eliminare e di uccidere
batteri e vermi intestinali (Di Mario, R- 1989).
Il prezzemolo veniva utilizzato anche per la cura di una malattia
molto diffusa soprattutto tra i feudatari e membri dell’alto clero:
la pellagra. La terapia era costituita da succo di prezzemolo e da
una quantità quadrupla di ruta (Ruta graveolens L.) abbrustolita
in tegame con olio di oliva da applicare sulla parte dolorante (Di
Mario, R.- 1997).
Presso Poggio Mirteto e nelle zone limitrofe, si produceva anche
un gradevole vino di mirto (Mirtus communis L.) per alleviare i
mali degli occhi, le coliche addominali e i dolori al costato (Di
Mario, R.- 1997).
Si usavano il seme di finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) e di lino
(Linum usitatissimum L.) contro la tosse.
Svariati erano anche gli usi dell’aglio (Allium sativum L.). A
scopo terapeutico si adoperava nelle affezioni reumatiche, ver-
mifere, nei frequenti contagi di peste e nei disturbi respiratori
(Di Mario, R.- 1989).
Anche la cipolla (Allium cepa L.), cotta sotto la cenere, pestata e
ridotta in poltiglia, veniva utilizzata per il raffreddore ed il mal
di gola (Di Mario, R.-1997). Nelle zone collinari ed incolte vege-
tavano la borragine (Borago officinalis L.) che alleviava le affezio-
ni polmonari (Di Mario, R.- 1989) e che veniva usata contro la
rosolia e le affezioni delle vie urinarie (Di Mario, R.- 1997). Sem-
bra che il Monte Boragine presso Cittareale prenda il suo nome
proprio da questa pianta.
La farmacopea medievale sabina attribuiva anche ai fichi (Ficus
carica L.) molti poteri curativi. Mentre per i disturbi d’asma si
usavano i fichi secchi macerati con acquavite, il latte di quelli
non maturi, mescolato con il miele, si usava contro le punture di
api e di vespe (Di Mario, R.- 1989).
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