Page 271 - Silvae N. 15-18 Gennaio 2011 Dicembre 2012.pdf
P. 271

Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti


                    Queste venivano utilizzate sia da medici sia da contadini che
                    conservavano la conoscenza di alcuni rimedi medici soprattutto
                    grazie agli usi e alle tradizioni tramandate oralmente. Lo studio
                    delle piante medicinali si sviluppò principalmente nei monaste-
                    ri. È infatti grazie alla tradizione monastica che sono arrivati sino
                    a noi diversi erbari e da questi è stato possibile risalire alla pas-
                    sata sapienza erboristica e medicinale. Essendo i monaci occu-
                    pati anche ad accogliere poveri, mendicanti e malati, possedeva-
                    no grandi orti con colture di ortaggi ed anche di piante con pro-
                    prietà medicamentose. Nel “Capitulare de villis”, un’opera
                    importantissima fatta risalire allo stesso Carlo Magno, viene
                    riportato un lungo elenco di piante “orticole” di cui viene forte-
                    mente consigliata la coltivazione. Alcune specie elencate nel
                    testo del Capitulare, sono citate anche nei testi utilizzati per que-
                    sta ricerca. Le piante, allora come adesso, venivano usate quindi
                    a scopo culinario e medicamentoso e spesso le loro proprietà
                    venivano sfruttate per associarle ai riti magici e usanze scara-
                    mantiche.

                    Le erbe curative
                    Nel secolo IX in Sabina le erbe medicinali, che costituivano anco-
                    ra la base delle sostanze curative, erano rappresentate da oltre
                    sessanta specie. Cosi ad esempio il navone o colza (Brassica napus
                    L.) era usato per le infiammazioni, la valeriana (Valeriana offici-
                    nalis L.) per l’isterismo così come l’artemisia (Arthemisia absin-
                    tium L.). Particolarmente efficace per le malattie mentali era con-
                    siderato l’estratto di elleboro (Helleborus sp.). Si pensava che
                    curasse la pazzia, l’epilessia, la mania depressiva ed il cosidetto
                    ballo di S.Vito (Di Mario, R.- 1997). La verbena (Verbena sp.) veni-
                    va utilizzata per la lombaggine, per le nevralgie e dolori musco-
                    lari, la violetta (Viola odorata L.) e il ricino (Ricinus communis L.)
                    per le malattie digestive ed urinarie. La violetta e il succo di rosa
                    rossa sortivano anche effetto lassativo mentre quello del rosma-
                    rino (Rosmarinus officinalis L.) veniva usato per l’arresto del
                    vomito (Di Mario, R.-1997). Infusi di prezzemolo (Petroselinum
                    crispum L.) e di rabarbaro (Rheum sp.) venivano usati contro il
                    mal di stomaco e d’intestino (Di Mario, R.- 1997). Il baccaro (Asa-
                    rum Europaeum L.), che sembra abbia dato il nome al paese di


                    274 - SILVÆ - Anno VII n. 15/18
   266   267   268   269   270   271   272   273   274   275   276