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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti
Queste venivano utilizzate sia da medici sia da contadini che
conservavano la conoscenza di alcuni rimedi medici soprattutto
grazie agli usi e alle tradizioni tramandate oralmente. Lo studio
delle piante medicinali si sviluppò principalmente nei monaste-
ri. È infatti grazie alla tradizione monastica che sono arrivati sino
a noi diversi erbari e da questi è stato possibile risalire alla pas-
sata sapienza erboristica e medicinale. Essendo i monaci occu-
pati anche ad accogliere poveri, mendicanti e malati, possedeva-
no grandi orti con colture di ortaggi ed anche di piante con pro-
prietà medicamentose. Nel “Capitulare de villis”, un’opera
importantissima fatta risalire allo stesso Carlo Magno, viene
riportato un lungo elenco di piante “orticole” di cui viene forte-
mente consigliata la coltivazione. Alcune specie elencate nel
testo del Capitulare, sono citate anche nei testi utilizzati per que-
sta ricerca. Le piante, allora come adesso, venivano usate quindi
a scopo culinario e medicamentoso e spesso le loro proprietà
venivano sfruttate per associarle ai riti magici e usanze scara-
mantiche.
Le erbe curative
Nel secolo IX in Sabina le erbe medicinali, che costituivano anco-
ra la base delle sostanze curative, erano rappresentate da oltre
sessanta specie. Cosi ad esempio il navone o colza (Brassica napus
L.) era usato per le infiammazioni, la valeriana (Valeriana offici-
nalis L.) per l’isterismo così come l’artemisia (Arthemisia absin-
tium L.). Particolarmente efficace per le malattie mentali era con-
siderato l’estratto di elleboro (Helleborus sp.). Si pensava che
curasse la pazzia, l’epilessia, la mania depressiva ed il cosidetto
ballo di S.Vito (Di Mario, R.- 1997). La verbena (Verbena sp.) veni-
va utilizzata per la lombaggine, per le nevralgie e dolori musco-
lari, la violetta (Viola odorata L.) e il ricino (Ricinus communis L.)
per le malattie digestive ed urinarie. La violetta e il succo di rosa
rossa sortivano anche effetto lassativo mentre quello del rosma-
rino (Rosmarinus officinalis L.) veniva usato per l’arresto del
vomito (Di Mario, R.-1997). Infusi di prezzemolo (Petroselinum
crispum L.) e di rabarbaro (Rheum sp.) venivano usati contro il
mal di stomaco e d’intestino (Di Mario, R.- 1997). Il baccaro (Asa-
rum Europaeum L.), che sembra abbia dato il nome al paese di
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