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Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti


                    una grande diffusione ed applicazione nella medicina romana.
                    In particolare, tra le piante più utilizzate, ci fu ad esempio la sal-
                    via (Salvia officinalis  L.) che aveva un valore sacro e religioso:
                    doveva essere raccolta in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben
                    lavati, senza l’intervento di oggetti di ferro. Il suo stesso nome è
                    testimone delle virtù che i romani le riconoscevano: salvia infat-
                    ti deriva dal latino salus (salvezza, ma anche salute). Tra i princi-
                    pali effetti riconosciuti vi era quello antisettico, quello digestivo
                    e calmante. Anche l’aglio (Allium sativum L.) era molto utilizza-
                    to. Nelle Bucoliche Virgilio parla di una bevanda di timo (Thy-
                    mus vulgaris L.) e aglio che i pastori consumavano per proteg-
                    gersi dai morsi delle vipere. Anche Dioscoride considerato il fon-
                    datore dell’erboristeria, lo menziona come antitodo al morso dei
                    serpenti. L’aglio veniva poi impiegato per curare i problemi del
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                    cuore, contro il raffreddore e l’influenza . Il fieno greco (Trigo-
                    nella foenum-graecum L.) fu un’altra pianta che i romani usarono
                    per curare una vasta serie di disturbi dai problemi dei bronchi
                    all’abbassamento della libido. Tuttora al fieno greco vengono
                    riconosciute ottime proprietà ricostituenti ed è talvolta utilizza-
                    to nella cosmesi. Un‘altra pianta molto adoperata dai romani era
                    il silfio, una specie di finocchio gigante che al tempo rappresen-
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                    tava la maggiore risorsa commerciale della Cirenaica e che oggi
                    possiamo vedere ritratto in alcune antiche monete di questa
                    città. In medicina era usato per trattare tosse, gola irritata, feb-
                    bre, indigestione, dolori, verruche e in genere tutti i tipi di malat-
                    tie. Sono stati svolti numerosi studi sull’identificazione botanica
                    della specie e, secondo alcuni autori, sarebbe estinta. Una inda-
                    gine sul campo svolta negli anni ‘90 nella zona della città di Cire-
                    ne, ha invece portato al ritrovamento di una stazione di Cachrys
                    ferulacea L. Calestani, specie rinvenuta anche in Sardegna nel
                    1976 (Manunta, A.- 1996).
                    Anche le virtù del salice (Salix sp.), in particolare delle foglie e
                    della corteccia, sono descritte dal celebre medico greco Ippocrate
                    che ne vanta le proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie già
                    nel V secolo a.C. Successivamente queste qualità furono ricono-



                    1 www.romabeniculturali.it
                    2 La Cirenaica storica era costituita dalla regione compresa tra l’Egitto e la Numidia che scon-
                       finava nel deserto del Sahara.

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