Page 275 - Silvae N. 15-18 Gennaio 2011 Dicembre 2012.pdf
P. 275

Studi etnobotanici nella Provincia di Rieti


                    Molta cura era dedicata anche ai meloni (Cucumis melo L.), carote
                    (Daucus carota L.) e coloquintidi (Citrullus lanatus Thunb. Mansfeld).
                    Non era invece diffuso l’uso della frutta nella dieta della fami-
                    glia contadina poiché era considerata superflua e si preferiva
                    cotta o secca. Nell’orto frutteto veniva spesso praticata anche la
                    coltivazione intensiva: insieme a qualche pianta di lino (Linum
                    usitatissimum L.) o di canapa (Cannabis sativa L.) prosperavano
                    meli (Malus domestica Borkh.), susini (Prunus domestica L.), peri
                    (Pyrus communis L.), nespoli (Mespilus germanica L.), gelsi (Morus
                    alba L.), ciliegi (Prunus avium L.), mandorli (Amygdalus communis
                    L.), sorbi (Sorbus domestica L.), noccioli (Corylus avellana L.) e fichi
                    (Ficus carica L.) (Di Mario, R.- 1997).
                    Non mancavano negli orti anche le rose (Rosa sp.), i gigli (Lilium
                    sp.), i garofani (Dhiantus sp.), i gelsomini (Jasminum sp.), le viole
                    (Viola sp.), i mughetti (Convallaria majalis L.), i fiordalisi (Centau-
                    rea cyanus L.), i papaveri (Papaver sp.) e le margherite (Leucanthe-
                    mum vulgare L.).
                    Gli speziali ed i medici confezionavano le loro medicine con
                    piante medicinali coltivate negli orti o cresciute allo stato spon-
                    taneo nei boschi (Di Mario, R.- 1997).
                    Da notare che chi danneggiava le piante e le coltivazioni, specie
                    di notte, oltre a pagare una multa era tenuto a risarcire il danno
                    provocato (Di Carlo, E.A.- 1988).
                    Assai diffusa negli orti, ma anche nella conca reatina e nelle pia-
                    nure alluvionali del Salto, del Farfa, la coltura delle piante tinto-
                    rie: il croco per il giallo (Crocus sativus L.), la robbia (Rubia tintc-
                    torum L.) per il rosso ed il guado (Isatis tintoria L.) per il blu, colo-
                    re di gran lunga preferito in Sabina.
                    Il guado, fondamentale per la colorazione dei panni, veniva
                    usato anche per curare i tumori e l’ulcera grazie alle sue pro-
                    prietà essiccative e per foraggiare suini ed ovini (Di Mario, R.-
                    1989). Molto estesi erano anche i campi di canapine circoscritti
                    da siepi nei terreni pedemontani e nei piani del Cicolano e della
                    Bassa Sabina. I prodotti delle canapine erano largamente utiliz-
                    zati ovunque nel medioevo e sono stati coltivati fino agli anni ’40
                    (Di Mario, R.- 1989).
                    La canapa veniva coltivata anche nella piana reatina dove trova-
                    va terreni freschi e profondi e nell’ampio spazio antistante porta


                    278 - SILVÆ - Anno VII n. 15/18
   270   271   272   273   274   275   276   277   278   279   280