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I Sottoprodotti di Origine Animale: nel segno dell’ingiusto profitto
impiego non dia luogo ad emissioni e ad impatti ambientali qualitati-
vamente e quantitativamente diversi da quelli autorizzati per l’impian-
to dove sono destinati ad essere utilizzati; 4) che non debbano essere
sottoposti a trattamenti preventivi o a trasformazioni preliminari per
soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale di cui al punto
3, ma posseggono tali requisiti sin dalla fase della produzione; 5) abbia-
no un valore economico e di mercato. Mentre in ogni altro caso in cui
il produttore se ne disfi al pari di ogni altra materia, oggetto di
tale azione, restano soggetti alla disciplina del Testo Unico in
materia ambientale.
L’indagine
I cittadini di quella bella e ridente città, un tempo ubicata in pro-
vincia di Bari, erano letteralmente asfissiati da quella cappa
maleodorante e nauseabonda che proveniva da uno stabilimen-
to che, ancora oggi, opera il trattamento della totalità dei SOA di
cat. 1 e di cat. 3 rinvenienti dall’intero territorio regionale e gran
parte di quelli provenienti dal vicino Molise. Pertanto, qualsiasi
Ente pubblico (amministrazioni comunali e provinciali, enti
gestori di strade, canili ed altro) o esercizio privato (mattatoi,
macellerie, pescherie, market, allevamenti, …) di stanza nelle
aree geografiche indicate, “generatore” di scarti di origine ani-
male, intratteneva rapporti con tale Ditta.
Questa trattava gli animali abbattuti per motivi igienico-sanitari
quali ad esempio quelli contaminati da diossine e quelli abbat-
tuti durante l’attuazione dei piani di eradicazione di alcune
malattie infettive (brucellosi, scrape scabia ecc.) che minacciano
il patrimonio zootecnico, ovvero, carcasse di animali di alleva-
mento, o animali deceduti per i motivi più disparati. Nello stes-
so stabilimento si smaltivano/trattavano derrate alimentari di
origine animale scadute o comunque in via di deperimento,
anche queste, a seconda se conferite in confezione o senza di
questa, classificate in SOA di cat. 1, da avviare alla eliminazione,
nel primo caso, o SOA di cat. 3 e, quindi, suscettibili di riutiliz-
zo, per il secondo caso.
Più nello specifico l’azienda, oltre che alla raccolta di detto mate-
riale, provvedeva a trasformare il “prodotto fresco” di SOA di
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