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La piromania


                  all’idea che la piromania potesse considerarsi una categoria
                  nosografica indipendente. Diversi autori    10  tra i quali ricordiamo
                  Lagrande de Salle, Lazzaretti ed altri, criticavano l’autonomia
                  della piromania basandosi fondamentalmente su due punti:
                  a) in realtà quelli che vengono considerati atti incendiari senza
                     movente sarebbero molto spesso atti basati non tanto su di un
                     impulso a bruciare, quanto su vendetta e gelosia oppure pro-
                     vocati da epilessia, delirio o allucinazione;
                  b) la piromania, intesa quindi come tendenza ad appiccare
                     incendi sarebbe solo un sintomo di una malattia mentale
                     affermando anche che l’idea impulsiva (impulso incendiario)
                     non può trovarsi isolata, ma appare di un processo patologi-
                     co complesso.


                  Il dibattito dottrinale in tema di piromania durante il XX secolo
                  non si discosta molto da quello del secolo precedente. Tale immo-
                  bilismo dottrinale venne facilitato dal fatto che per parecchi anni ci
                  fu una caduta d’interesse nei confronti della piromania.
                  Ritroviamo qualche voce che considera la piromania nosografi-
                  camente autonoma, basandosi ancora una volta – o comunque
                  discostandosene davvero poco – sull’idea che l’atto piromanico
                  per essere tale deve completamente slegarsi dall’esistenza di un
                  movente materiale, rispondendo dunque solo al desiderio di
                  gratificare un’ossessione.
                  Per il resto, ed in particolare per quel che concerne le voci con-
                  trarie all’autonomia della piromania, pare interessante sottoli-
                  neare la posizione di Gimbal che incarna l’idea-tipo di questa
                  posizione. L’Autore differenzia gli incendiari sani di mente, che
                  compirebbero gli atti per vendetta o altri futili motivi, e gli incen-
                  diari alienati che non costituirebbero un gruppo particolare ma
                  che si ritroverebbero in ogni forma di alienazione mentale.
                  L’incendio, in questi individui, sarebbe espressione sintomatolo-
                  gica della malattia e non un’entità morbosa a sé stante. La piro-
                  mania non sarebbe una malattia definita mancando, secondo
                  l’Autore, soggetti che presentino un solo ed unico disturbo men-
                  tale basato sull’ossessione e impulso incendiario.

                  10 Rosso R., Piromania e disturbo del controllo degli impulsi: tendenze evolutive del concetto nel XX seco-
                    lo, op. cit.


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