Page 169 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
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La difficile lezione di Sarno


                  stiti risultano completamente abrasi e mostrano il substrato
                  carbonatico scoperto; le frane piane che si rinvengono sulle
                  sponde dei canaloni percorsi dalle colate sono chiaramente
                  successive alle colate.
                  Le caratteristiche delle piogge che causarono l’alluvione di
                  Sarno sono di una eccezionale durata (circa 3 giorni senza
                  interruzioni) e di una intensità non particolarmente elevata,
                  come invece fu per Salerno 1954, con un totale di circa 100 mm
                  di precipitazioni nei tre giorni e intensità massima di poco
                  superiore ai 10 mm l’ora. Come si vede, almeno dal punto di
                  vista meteorologico, il fenomeno si sviluppò in maniera diffe-
                  rente: a Salerno nel 1954 piovvero 500 mm in 8 ore con inten-
                  sità anche di 50 mm l’ora, una vera e propria “bomba meteo”
                  come si usano definire oggi.
                  A Sarno 1998 invece le precipitazioni hanno fiaccato la resisten-
                  za dei materiali con la durata.
                  Cronologicamente si staccarono prima le colate che colpirono
                  Quindici (pomeriggio - sera del 5 maggio) fino alla notte (poco
                  dopo mezzanotte) del 6 maggio a Sarno.
                  Come accennato precedentemente il meccanismo ha visto la
                  saturazione sia della coltre piroclastica sia della porzione corti-
                  cale del substrato calcareo con innalzamento della falda sospesa
                  nei calcari superficiali maggiormente fratturati, poi dai gradini
                  morfologici è cominciata l’instabilità, anche di piccole porzioni
                  di superficie, via via aumentate, fino a scivolare con traslazioni
                  piane, per confluire infine nei compluvi, attivando il materiale là
                  presente e generando la colata vera e propria.
                  La massa che piombò sugli abitati sotto forma di colate è stata
                  ipotizzata in diverse centinaia di migliaia di metri cubi, fin quasi
                  il milione di metri cubi, le evidenze sul terreno parlano di fronti
                  larghi diverse decine di metri (50 –60), gli spessori dovrebbero
                  essere stati al massimo di pochi metri, in movimento.
                  La velocità del flusso delle colate, fattore principale della loro
                  pericolosità, è stata calcolata sulle evidenze lasciate sulle costru-
                  zioni superstiti ed è risulta variabile da un minimo di 5 m al
                  secondo fino a oltre 15 metri al secondo.
                  I morti furono 136 a Sarno (frazione Episcopio), 5 a Siano, 6 a
                  Bracigliano e 11 a Quindici.



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