Page 173 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
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La difficile lezione di Sarno


                  misura del tempo (tempi geologici e tempi dell’amministratore
                  politico) troppo diversi.
                  Se la pratica e l’esperienza quotidiana di chi detiene il potere (la
                  responsabilità) non sono in grado di funzionare e di proteggerci,
                  occorrerebbe una cultura, una memoria storica.
                  Che purtroppo non abbiamo.
                  Spiegarne i motivi sarebbe illuminante per comprendere i limiti
                  della nostra struttura scolastica, della nostra educazione civica,
                  della nostra dottrina giuridico - amministrativa, ecc. ma sarebbe
                  troppo lungo ed esula dalle finalità di questo scritto.
                  Quello che però è importante sottolineare è che il vero rischio
                  non è quello idrogeologico, bensì quello di una assenza di cultu-
                  ra del territorio.
                  Anche la limitatezza delle risorse finanziarie può, in modo note-
                  vole, contribuire ad aggravare il fenomeno naturale, e farlo
                  diventare un disastro; salvo poi scoprire che i fondi c’erano, ma
                  non venivano spesi: anche in questo caso è un problema di cul-
                  tura (scientifica e politica).
                  Ripensare la distribuzione delle competenze sul territorio è
                  senz’altro necessario.
                  Valutando eventualmente un accorpamento della materia in
                  seno ad un unico centro di responsabilità.
                  Infatti la dispersione delle competenze porta, come ulteriore
                  beffa, inevitabilmente anche all’assenza di un centro di respon-
                  sabilità identificabile ed eventualmente correggibile.
                  Ma non basta solo ripensare le competenze in materia di difesa
                  del suolo, occorre che cambi anche la cultura del comune citta-
                  dino che, in una sorta di sdoppiamento, da un lato appena può
                  costruisce abusivamente, saccheggia il territorio, deturpa le bel-
                  lezze naturali, spreca le risorse (limitate), ecc., dall’altro accusa
                  “il sistema” di quanto gli è accaduto.
                  Questo discorso è difficile da fare nell’immediatezza e sui luoghi
                  dei disastri, quando ci sono morti (parenti, amici, conoscenti)
                  che sono rimasti sepolti entro il fango indurito.
                  Ma se veramente vogliamo che disastri così non diventino una
                  sempre più frequente ricorrenza (per chi non se ne fosse accorto,
                  stiamo diventando un paese tropicale, con tutto ciò che ne con-
                  segue come estremizzazione dei fenomeni meteorologici) occor-



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