Page 178 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
P. 178
Le “lame” della terra di Bari e la difesa del suolo
Dal punto di
vista naturali-
stico, in passato
le lame hanno
rappresentato
una fitta rete di
torrenti, artico-
lata secondo
rami principali
ed affluenti, in
cui si determi-
nava un micro-
clima umido
favorito dalla
Figura 1 - Lama Giotta-Bari buona esposi-
zione al sole dei costoni, ricchi di acqua e protetti dai forti venti.
Queste condizioni erano ideali per lo sviluppo di un rigoglioso
sistema vegetazionale, con specie quali Quercus ilex (leccio), Q.
pubescens (roverella), Arbutus unedo (corbezzolo), Laurus nobilis
(alloro), Ceratonia siliqua (carrubo), Pistacia lentiscus (lentisco) e
altre ancora, che in realtà attualmente è molto difficile riuscire ad
identificare per via del degrado in cui versano le lame soprattut-
to nei tratti urbanizzati.
Per lo stesso motivo all’interno delle lame, seppur raramente, è
ancora possibile scorgere esemplari di piccoli mammiferi ed
avifauna stanziale e migratoria oltre ad interessanti specie di
insetti.
Ad oggi però, la scarsa consapevolezza del valore paesaggistico
delle lame ha fatto sì che, da tempo, i loro alvei vengano utiliz-
zati come discariche di rifiuti, come cave di inerti, addirittura
edificate e non ultimo come terreni coltivati alle più svariate col-
ture, nonostante siano tutte tutelate con normative sia di livello
nazionale che di livello regionale.
Dove il degrado ambientale non è elevato e consente di indivi-
duare il percorso originario della lama, si assiste all’ormai avvia-
to processo di ritorno allo stato selvatico della vegetazione che
varia da quella di tipo arbustivo a macchia degradata fino a gari-
ga più fitta.
SILVÆ - Anno VI n. 14 - 181

