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La difficile lezione di Sarno


            re che chi ha responsabilità politiche ed amministrative cominci
            a pensarci.
            Se il cittadino ha le sue colpe, ben maggiori sono quelle di chi
            amministra, a tutti i livelli.
            In questo Paese c’é qualcosa che non va se l’allora responsabile
            della Protezione Civile, nei giorni subito dopo la frana di Sarno,
            si accapiglia in diretta televisiva col Ministro dell’Ambiente, e
            giunge a minacciare di andarsene via se non gli attribuiscono
            (anche) la prevenzione, a fronte di un disastro di cui non è stata
            fatta (nemmeno) la previsione.
            Un Ministero dei Lavori Pubblici, all’epoca troppo spesso impe-
            gnato sulla cementificazione di tutto il cementificabile, come
            può non pagare lo scotto di una politica territoriale insensibile
            alla tutela dell’ambiente ma anche delle vite umane? Di una
            politica basata sui condoni edilizi?
            La “legge per la difesa del suolo”, che rappresenta un esempio
            di obbiettivi faraonici, di cavillosità burocratica e, al contempo,
            di triste impotenza, come è stata applicata se poi ad ogni disastro
            si devono nominare dei Commissari Straordinari?
            I Piani di Bacino, previsti da quella legge, dopo venti anni, a che
            punto stanno? Dovevano essere gli strumenti pianificatori supre-
            mi, superiori a qualsiasi altro strumento urbanistico; dovevano
            praticamente regolare tutto all’interno di aree finalmente non
            delimitate da freddi confini amministrativi, ma sulla base di ben
            precise caratteristiche geografico - fisiche.
            La Regione, destinataria finale di tutto il potere sul territorio,
            secondo la tendenza attuale del decentramento, del regionali-
            smo, del federalismo, cosa ha fatto per quel territorio? Forse
            meno di quanto facevano i funzionari borbonici, che almeno i
            Regi Lagni provvedevano a svuotarli, ogni tanto.
            I Comuni o le Comunità Montane, con i loro Piani Regolatori
            aggiustati alla bisogna (quando ci sono), possibile non sapessero
            veramente dei rischi incombenti sul loro territorio? Le conces-
            sioni edilizie da chi vengono rilasciate? Sempre dalle Ammini-
            strazioni precedenti?
            Non ci si meravigli poi se lo Stato prenda in mano la situazione
            nominando Commissari Straordinari. Non per voglia di centrali-
            smo, ma per desiderio di non assistere più a disastri sempre uguali.


                                                            SILVÆ - Anno VI n. 14 - 177
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