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La difficile lezione di Sarno
Si tratta poi di materiali molto soffici e porosi, dotati di un buon
angolo d’attrito interno (anche a causa della frazione scoriacea)
a volte anche superiore ai 30-35°, la coesione è normalmente
bassa. Queste caratteristiche geotecniche, in particolare l’angolo
di attrito interno, permettono alle piroclastiti campane di essere
presenti sui pendii naturali anche molto acclivi.
Da ciò discende la pericolosità al variare delle condizioni di imbi-
bizione in corrispondenza di particolari precipitazioni piovose.
Si hanno così le “colate rapide” per liquefazione del deposito
piroclastico, una tipologia di frana tra le più pericolose tra quel-
le conosciute, in quanto può non dare tempo alla popolazione di
porsi in salvo.
L’innesco è da ricercarsi in piogge intense e prolungate che
saturano non solo le coltri di copertura ma sovente anche le
porzioni corticali del substrato carbonatico, che quindi viene a
trovarsi nella condizione di rifiuto di ulteriori assorbimenti
per infiltrazione.
Inoltre, la particolare circolazione nelle masse carbonatiche che
costituiscono i rilievi circostanti Sarno, cioè di tipo francamente
carsico, porta anche a fenomeni risorgivi localizzati che possono
innescare ulteriori disequilibri a seguito di azioni erosive pun-
tuali. Gli spessori delle piroclatiti, come detto, variano moltissi-
mo in funzione della morfologia del substrato, in linea di massi-
ma non superano i pochi metri, ma nei canaloni che modellano i
versanti, le piroclastiti hanno spessori anche di molti metri.
È qui che si innescano i disequilibri gravitativi di massa iniziali,
seguiti poi da quelli di sponda, per confluire nello stesso alveo
sotto forma di colata fluida e veloce, se si considera che molti
versanti a seguito di tettonica ed erosione presentano pendenze
anche superiori ai 50°.
Dopo gli eventi alluvionali di Sarno e Quindici sono state pro-
dotte carte geomorfologiche che hanno mostrato chiaramente
alcuni importanti dati: quasi sempre il ciglio di distacco a
monte della colata corrisponde ad un “salto” morfologico,
naturale (bancate di strati più spessi e/o meno erodibili) ovve-
ro artificiali (strade, sentieri, scavi); le frane si originano nella
porzione superiore del rilievo e solo successivamente si pro-
pagano a valle; i compluvi precedentemente colmi di pirocla-
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