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La difficile lezione di Sarno


                  narie, marne, siltiti, argilliti) più recenti, normalmente di età
                  miocenica.
                  Estesa è invece la coltre piroclastica (ceneri, lapilli e scorie), pre-
                  valentemente Quaternaria, formatasi dalle numerose eruzioni,
                  più o meno recenti, dell’Apparato Somma - Vesuvio e del Com-
                  plesso Flegreo - Ischitano (Pleistocene Sup. - Olocene).
                  Gli spessori della coltre piroclastica sono estremamente variabili
                  da luogo a luogo: variano da pochi decimetri nelle zone rilevate
                  di displuvio, mentre raggiungono la potenza di diversi metri
                  nelle aree di compluvio, sia grazie ai fenomeni di deposizione
                  contemporaneamente alla messa in posto all’epoca dell’eruzione,
                  sia per successivi accumuli in seguito ai dilavamenti colluviali.
                  La Piana è costituita da potenti spessori di depositi detritico -
                  alluvionali che, ai margini dei rilievi montuosi, vengono ad
                  intercalarsi con ampie conoidi di deiezione che si rinvengono in
                  corrispondenza di vallate e canaloni presenti sui pendii dei rilie-
                  vi principali.
                  I depositi piroclastici, anche per il ruolo centrale che svolgono
                  nei disastrosi dissesti idrogeologici campani, meritano un
                  approfondimento particolare, sia come aspetti geologico - strut-
                  turali, sia come caratteristiche tecniche.
                  Il vulcanismo dell’Italia centro-meridionale al bordo tirrenico ha
                  origine nelle fasi distensive post-orogenesi e si manifesta preva-
                  lentemente come vulcanismo esplosivo.
                  I prodotti vanno dalle colate piroclastiche (ignimbriti auct.)
                  calde e fredde, fino a tutti i tipi noti di piroclastiti “di ricaduta”
                  (air fall) quali scorie, bombe, ceneri, lapilli e pomici.
                  In Campania sui rilievi carbonatici la prevalenza è dei prodotti a
                  granulometria minore, messi in posto praticamente senza solu-
                  zione di continuità dalla fine del Pliocene ad oggi.
                  Il Vesuvio ha visto la sua ultima eruzione nel 1944, appena 10
                  anni prima del nubifragio di Salerno sopra descritto.
                  Sui rilievi da cui mossero le colate franose di Sarno le piroclasti-
                  ti sono rappresentate da strati di pomici, scorie e cineriti, varia-
                  mente alternati a suoli più o meno pedogenizzati corrisponden-
                  ti alle fasi non eruttive.
                  Dal punto di vista granulometrico le piroclastiti sono corrispon-
                  denti a limi sabbiosi.



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