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La difficile lezione di Sarno


            e mette già in conto modesti aggiustamenti ai piani di intervento e
            preventiva finanche alcune limitate sconfitte “sul campo”.
            È peraltro possibile fino da ora accennare  ad alcune difficoltà e preci-
            sare qualche direttiva.
            Come sempre succede nelle sistemazioni montane, non è possibile, e nel
            nostro caso meno che mai, scindere l’intervento curativo da quello pre-
            ventivo, se non per estendere il secondo non solo a tutta la costiera
            Amalfitana, ma anche a tutto il versante Nord dei Monti Lattari, dal
            Golfo di Sorrento e di Castellammare a Cava dei Tirreni, a salvaguar-
            dia dell’ubertoso agro Sarnese-Nocerino.
            Le frane, provocate per distacco del terreno, lungo piani di scivolamen-
            to spesso di rilevante estensione, hanno messo, almeno parzialmente, a
            nudo la roccia madre e difficile appare pertanto il loro rimboschimento
            per la mancanza o scarsità di terreno vegetale. Distolte le acque con
            fossi di guardia, occorrerà ogni precauzione per mantenere in sito la
            terra non asportata, aumentandola, ove possibile con scoramenti dei
            margini, con compianamenti dei dossi e dei mammelloni di terra rima-
            sta fissata contro le asperità della roccia. La vegetazione da insediare
            non potrà essere salvo rari casi, quella che già vi era insediata, ma
            dovrà avere la caratteristica di una minore esigenza in fatto di terreno
            e di risorse idriche: dovrà essere una vegetazione edificatrice della terra
            e non sfruttatrice. Vaste zone denudate dalle frane non saranno resti-
            tuibili alla coltura boschiva che in un lunghissimo periodo di tempo.
            Più difficile ancora appare la situazione delle frane formatasi per scal-
            zamento al piede, perché la pendenza, notevolmente aumentata con lo
            svuotamento ed abbassamento dei collettori, difficilmente permetterà di
            mantenere la scarsa terra in sito o trattenere il materiali di scorona-
            mento. I collettori, riportati alla roccia madre e spesso levigati, funzio-
            neranno da alvei di trasporto. La costruzione di briglie in questi alvei
            sarebbe una cosa inutile e dispendiosa e pertanto condannabile, anche
            se in passato qualche sistemazione del genere è stata effettuata nella
            Costiera Amalfitana, forse più per rompere col salto la violenza delle
            acque che per trattenere del materiale o per consolidare le sponde.Solo
            nei punti, in cui i torrenti non hanno inciso il terreno o i detriti fino
            alla roccia madre e dove l’equilibrio instabile delle sponde lo richiederà,
            sarà opportuno impostare opere trasversali, che saranno sempre di con-
            solidamento e mai di trattenuta. Ne osta la forte pendenza delle aste ed
            il grave pericolo di future rotture.


                                                            SILVÆ - Anno VI n. 14 - 165
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