Page 159 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
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La difficile lezione di Sarno


                  è stato estraneo al fenomeno, che non lo ha risparmiato e che forse è
                  stato  perfino favorito dalla sua presenza, giacché il maggior peso ha
                  facilitato la perdita di equilibrio dei materiali sui piani di slittamento
                  favoriti dall’acqua. Se ciò fosse vero, una fustaia al posto dei cedui, col
                  maggiore peso suo e quello del terreno accumulato e dell’acqua tratte-
                  nuta, avrebbe aggravato il fenomeno, sia facilitando e moltiplicando i
                  distacchi, sia creando maggiori ingorghi nei collettori. Se vi può essere
                  qualcosa di vero in questo ragionamento, esso non infirma l’azione
                  benefica del bosco, soprattutto della fustaia, qualora, invece di conside-
                  rare il fenomeno locale, si consideri l’azione regimante nel suo com-
                  plesso. Una fustaia folta ed efficiente al posto di cedui, molto sfruttati
                  col taglio e col pascolo e spesso degradati, avrebbe anzitutto rallentata
                  la penetrazione delle acque e spesso impedito che queste arrivassero in
                  così poco tempo e in tanta copia alla roccia madre, da permettere la sua
                  rapida saturazione. In secondo luogo la fustaia, se anche non avesse
                  potuto evitare la formazione di frane di distacco, avrebbe inciso sensi-
                  bilmente sul tempo di corrivazione, allungandolo e diminuendo i danni
                  provocati ... Va infine osservato che tutta la zona investita dal nubifra-
                  gio va ascritto alla zona fitoclimatica del Lauretum o all’orizzonte delle
                  latifoglie sempreverdi, con lievi trasgressioni, nelle parti alte e sui ver-
                  santi freschi, nella zona del Castanetum o nell’orizzonte delle caducifo-
                  glie eliofile, per cui la vegetazione spontanea tende alla formazione
                  clima della lecceta e nelle zone di trasgressione all’associazione delle
                  latifoglie mesofile e calcofile, con predominio di Carpinus orientalis
                  Mill., di Ostrya carpinifolia  Scop., di Fraxsinus Ornus L., di Acer
                  Opalus Mill. ecc. Tuttavia, per motivi economici e di complementarietà
                  alle colture agrarie, si è data molta diffusione ai cedui di castagno, spe-
                  cialmente nelle zone in cui lo strato di terreno vulcanico era sensibile.
                  Data l’intolleranza del castagno per il calcare, il suo sistema radicale si
                  è sviluppato nello stretto strato di lapillo, senza esercitare alcuna fun-
                  zione di ancoraggio, che invece sarebbe stata esercitata dalle altre latifo-
                  glie e specialmente dal leccio, che ha una così spiccata attitudine di
                  penetrare nelle fessure del calcare ed ancorarsi solidamente. Dopo
                  quanto osservato, le conclusioni su quello che sarebbe stata l’azione di
                  una fustaia di leccio pura o mista ad altre latifoglie, in confronto ai
                  cedui, prevalentemente di castagno, sembrano abbastanza ovvie, anche
                  se la condanna ai cedui non può essere così assoluta per ragioni econo-
                  miche ... a molti osservatori è parso di notare che le frane di scivola-



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