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Monnezza e dintorni


                     O, a voler essere veramente alternativi, quello prodotto nel giardino
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                  di casa: perfetto contrappasso della sindrome NIMBY . In quest’ultimo
                  caso, per ottenere un rapporto corretto carbonio/azoto, sarebbe addirit-
                  tura necessaria una frequente spruzzata di urea, anche questa di fonte
                  naturale, com’è facilmente intuibile dalle assonanze.
                     Di “digestioni anaerobiche” bisognerebbe parlare solo con la discre-
                  zione con cui si menziona solitamente l’ultima porta a destra: ricordano
                  troppo da vicino – per forza di cose: il processo è il medesimo – quello che
                  avviene nei nostri visceri, ed anche i suoi sottoprodotti solidi, liquidi ed
                  eterei sono poco simpaticamente analoghi.
                     La FOS (frazione organica stabilizzata) proveniente dal compostaggio
                  “industriale” degli RU indifferenziati (cioè procedimenti di lavorazione e
                  separazione del contenuto dei “sacchi neri”) è normalmente utilizzata per
                  ricoprire periodicamente la monnezza tale e quale nelle discariche, men-
                  tre sopra e sotto questo strato “pulito” vi giace anche la frazione non
                  recuperata (anche oltre il 50%), proveniente, anch’essa, dagli impianti di
                  compostaggio: siamo davvero sicuri che valga la pena di investire tanto –
                  in termini di energia, di tempi, di impianti, di trasporti – per ottenere
                  questo, anche idealmente, ben misero risultato?
                     La spinta alla produzione di compost è costituita in realtà dai contri-
                  buti e soprattutto dalla  fortissima detassazione, anche oltre l’80% della
                  tariffa, di cui godono i rifiuti derivanti dai processi di recupero, spesso
                  ottenuti in settori border-line ed in “zone grigie” non normate: la Regio-
                  ne Emilia Romagna solo nel 2006 ha introdotto una percentuale “mini-
                  ma” di recupero per ottenere lo sconto di tariffa, e di consueto non è l’ul-
                  tima regione italiana a entrare nel merito.
                     Una domanda è più che lecita: ma alla fine chi paga?

                  Porta a porta: anche l’etere va differenziato alla fonte

                     La forma preferibile di recupero, nel campo degli RU, è quello alla
                  fonte: educativo, efficace, reale. In questo caso, tutta la frazione organi-
                  ca diventa potenzialmente recuperabile in compost, anche se a prezzo di
                  un aumento considerevole dei costi della gestione delle reti di raccolta e,
                  naturalmente, di un certo incremento del disagio individuale e collettivo
                  nella gestione quotidiana del problema dei rifiuti: il “porta a porta” si
                  ottiene solo con una capillare e impegnativa educazione ambientale spe-
                  cifica, e funziona in ambiti urbani di livello piccolo e intermedio, carat-

                  12 “Not In My Back Yard”, non nel mio giardino, è lo slogan consueto di chi non vuole discariche e inceneritori
                    troppo poco distanti da casa. Potremmo scherzosamente coniare un neologismo per la sindrome da riciclo pri-
                    vato: JIMBY (Just In My Back Yard).

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