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Monnezza e dintorni


                  Puro e impuro: e il rusco dove lo metto?

                        a visione biblica di un cosmo decaduto a causa del peccato da uno
                        stato di primigenia “purità”, e dal quale è necessario purificarsi
                  Lper entrare nei luoghi del sacro, fornisce l’etimologia – e natural-
                  mente non solo quella – al concetto di “immondizia” o immondezza: “ciò
                                                                                    1
                  che è immondo, il contrario di mondezza e pulizia, dal latino mundus” .
                  Da notare, in quella medesima concezione, al contempo etica ed estetica,
                  che tutto quello che ci dà anche solo vagamente l’idea di corruzione e di
                  morte (anch’essa una conseguenza del peccato di Adam) entra necessa-
                  riamente nell’orbita di ciò che è “immondo”, e che come tale ha la pro-
                  prietà di contaminare anche quello che è mondo.
                     Molto più prosaica, la parola “spazzatura” indica quello che rimane
                  dopo avere pulito: sarebbe l’emiliano “rusco” che in termine dialettale
                  suona “ròsc”.
                     L’esperienza degli antichi, che con l’immondizia hanno avuto a che
                  fare tanto quanto noi, e non solo gli ebrei, se persino ai tempi delle pala-
                  fitte i villaggi dovevano spostarsi quando la convivenza con i loro stessi
                  rifiuti diveniva insopportabile (le terramare oggetto di studio di Gaetano
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                  Chierici , prima di lui utilizzate come fertilizzante), ci consente di sgom-
                  berare subito il campo dai miti e dagli spropositi neo-romantici o neo-
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                  bucolici del riciclo/recupero  totale :  con la  monnezza  bisogna fare dei
                  conti precisi e trovare delle soluzioni percorribili; da semplice sacco da
                  gettare essa può trasformarsi in enorme ed informe mostro avviluppante
                  e paralizzante, Neapolis docet.

                  Entropia e economia: lanciati a folle corsa nello spreco di risorse e di
                  energia soffochiamo nei loro sottoprodotti

                     Le leggi della termodinamica, altrettanto ferree come quelle divine,
                  e, al contrario di quelle, sperimentabili “scientificamente” (per la teo-
                  logia biblica è molto grave “tentare/provare” Dio, sarebbe come avere
                  su di Lui una sorta di “potere”, al quale Egli si sottrae deliberatamen-
                  te) ci indicano, in senso più generale, che ogni trasformazione energe-
                  tica genera degrado e sottoprodotti non voluti, sotto forma di calore e
                  di disordine; più al nostro sistema forniamo input energetici più otte-
                  niamo disordine, perdite energetiche e sottoprodotti vari – ovvero

                  1  Dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani.
                  2  Gaetano Chierici (Reggio Emilia 1838 – 1920), naturalista e paletnologo, fu tra i primi a studiare le terramare,
                    sino ad allora note e utilizzate come fertilizzante.
                  3  L’epigono di una visione fortemente ideologica ed irrealizzabile del “recupero totale” in Italia è Walter Gana-
                    pini, alle cui numerose pubblicazioni rimando.


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