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Monnezza e dintorni
monnezza - di cui il calore (effetto serra!) è solo uno degli effetti fisici
indesiderati.
Nella civiltà dell’energia è quindi necessario investire molte risorse
nella purificazione e nella ramazza, non essendo possibili gli spostamen-
ti tipici dell’età del bronzo; e questo accade in proporzione all’energia
immessa nei cicli produttivi.
Un diverso ordine di considerazioni, di tipo specificatamente econo-
mico, è concorrente ad indicare e giustificare le montagne di rifiuti che
nottetempo i nostri netturbini fanno sparire: l’appartenere al nord opu-
lento del mondo ci privilegia – ingiustificatamente - dal punto di vista
della sproporzionata disponibilità di materie prime, che non paghiamo
per quello che valgono: o perchè direttamente o indirettamente in mano
nostra, o per qualche forma di retaggio neo-coloniale, o perchè “scam-
biate” nella bilancia del pagamenti dei paesi terzi con prodotti tecnologi-
camente avanzati (fra cui le armi). Chi è stato, per esempio, in Cina, sa
bene che buttare anche solo un bicchiere di plastica (operazione per noi
4 Fonte: Rapporto rifiuti 2006, curato da APAT – Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tec-
nici e ONR – Osservatorio Nazionale Rifiuti (Roma, gennaio 2007). Il rapporto è reperibile direttamente in
rete su: http://www.apat.gov.it. Ne riportiamo ampio stralcio per maggiore chiarezza ed informazione con
l'avvertenza che i dati si riferiscono al 2005. “La produzione dei rifiuti urbani fa, purtroppo, registrare, un
ulteriore aumento nel 2005, raggiungendo 31,7 milioni di tonnellate, con un incremento di ben 1,6 milioni di
tonnellate rispetto al 2003 (+5,5%), ed un pro capite di circa 539 kg/abitante per anno (6 kg/abitante per
anno in più rispetto al 2004 e 15 kg/abitante per anno in più rispetto al 2003). Una risposta positiva è data
dall’incremento della raccolta differenziata che, nel 2005, si colloca al 24,3% della produzione totale dei
rifiuti urbani. Tale valore risulta, tuttavia, ancora sensibilmente inferiore rispetto al target del 35%, origi-
nariamente previsto per il 2003 dal D.Lgs. 22/97 e successivamente posticipato al 31 dicembre 2006 dal
D.Lgs. 152/2006. Difficilmente il gap di oltre 10 punti percentuali potrà essere colmato nell’arco di un anno
considerando, anche, che con la finanziaria 2007, il Governo ha fissato il raggiuntimento dell’obiettivo di
almeno il 40% entro il 31 dicembre 2007. La situazione appare, comunque, decisamente diversificata pas-
sando da una macroarea geografica all’altra; infatti, mentre il Nord, con un tasso di raccolta pari al 38,1%,
supera ampiamente l’obiettivo del 35% (tale target era già stato conseguito nel 2004), il Centro ed il Sud, con
percentuali rispettivamente pari al 19,4% ed all’8,7%, risultano ancora decisamente lontani da tale obietti-
vo. In questo contesto, particolarmente rilevante è il dato relativo alla crescita del settore del compostaggio
che, nel 2005, fa registrare un incremento percentuale del 13% circa, dopo l’andamento negativo riscontra-
to nel periodo 2002-2004; aumentano sia i quantitativi di rifiuti trattati (oltre 2 milioni di tonnellate di rifiu-
ti urbani), che il numero di impianti presenti sul territorio nazionale. Vale la pena di sottolineare che il rici-
claggio della frazione biodegradabile degli RU e la sua trasformazione in compost assume particolare signifi-
cato anche ai fini del ripristino di un adeguato tenore di sostanza organica nei suoli per il mantenimento della
fertilità e la limitazione dei fenomeni di erosione e desertificazione, assai accentuati in alcune aree del nostro
Paese. Inoltre, la trasformazione dei rifiuti biodegradabili ed il loro utilizzo agronomico, rispondono alla
necessità di allontanare la frazione organica dalla discarica con l’obiettivo prioritario di ridurre la produ-
zione di metano, un gas serra 21 volte più potente del biossido di carbonio. Nell’anno 2005, ben il 22,6% dei
rifiuti urbani, pari ad oltre 8,4 milioni di tonnellate, è stato avviato ad impianti di biostabilizzazione e pro-
duzione di CDR. Non può, invece, commentarsi in termini positivi il perdurare di elevate percentuali di rifiu-
ti urbani allocati in discarica. Lo smaltimento in discarica, pur mostrando una lieve riduzione, pari al 3%,
si conferma, anche nel 2005, come la forma di gestione più utilizzata, con oltre 17 milioni di tonnellate di
rifiuti. Va, comunque, registrata la progressiva diminuzione del numero di discariche (61 in meno rispetto al
2004), soprattutto al Sud del Paese dove maggiore era la loro concentrazione e la loro inadeguatezza rispet-
to agli standard fissati dalla direttiva europea in materia. L’incenerimento, che interessa il 10,2% dei rifiuti
gestiti, registra una crescita di poco inferiore al 9% e raggiunge quota 3,8 milioni di tonnellate. Dei 50
impianti operativi, 30 dei quali localizzati al Nord, ben 47 sono dotati di recupero energetico e molti di essi
sono di nuova generazione e dotati di efficaci sistemi di abbattimento, secondo gli standard imposti dalle
migliori tecniche disponibili.”
SILVÆ - Anno V n. 11 - 241

