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Monnezza e dintorni
rifiuti a persona, dei quali meno del 10% derivanti dalla raccolta diffe-
renziata, diciamo più o meno 40 Kg. L’indifferenziato rimanente, circa
480 Kg, è quello che potremmo chiamare il “sacco nero”: più leggero a
motivo del peso analogo del reddito pro capite (ci si pensa su due volte
prima di dire: butto e poi ricompro) e per la capillare diffusione, nella
città campana, di esercizi e mercati nel settore della distribuzione che
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limitano non solo gli imballaggi , ma anche gli sprechi di sostanze ali-
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mentari .
Per contro questa città fa poco o nulla per la raccolta differenziata:
quasi tutto finisce nel cassonetto.
Reggio Emilia, invece, “differenzia” in modo spinto, anche per l’im-
pegno costante di amministratori, tecnici, e municipalizzate: le proiezio-
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ni 2007 indicano quote da capogiro: quasi il 50% di raccolta differen-
ziata, ma la produzione di rifiuti pro capite “passa” a 760 Kg, più di una
volta e mezza quella partenopea. L’indifferenziato pro capite di Reggio
Emilia, al netto della raccolta differenziata, risulta perciò “solo” di 70 Kg
inferiore a Napoli, 410 contro 480 Kg/giorno, attestandosi su un “noccio-
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lo duro” difficilmente intaccabile, quello dei fatidici 1.1 Kg/g a persona .
Ma “composto” da cosa?
Mi ricordo la favola dei lombrichi, che venivano allevati per “digeri-
re” i sottoprodotti, e che venivano venduti ad altri che iniziavano l’alle-
vamento. Poi anche questi li rifilavano ad altri... C’era una volta un re...
Nessun agricoltore che non voglia lucrare sui rifiuti anziché lavorare
guadagnandosi il pane col sudore della fronte porta sul suo campo – dove
coltiva roba da mangiare – quello che avanza della sua pattumiera, e tan-
tomeno di quella degli altri, per quanto meravigliosamente compostato e
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maturato ; né si è mai visto allevare gerani sul terrazzo con un terriccio
che sia eterogeneamente troppo sospetto: il compost commerciabile è in
realtà quello proveniente da raccolta differenziata: residui di potatura,
residui industriali, frazione umida di RU separato alla fonte, ecc.
7 La standardizzazione della distribuzione e le necessità logistiche impongono ormai tre ordini di imballaggi per
le merci.
8 È noto che uno degli effetti collaterali della grande distribuzione e dei suoi “sconti” è lo spreco di prodotti ali-
mentari, che può arrivare anche al 40% dell'acquistato.
9 I dati dell’Osservatorio Provinciale Rifiuti di Reggio Emilia si riferiscono in realà solo al primo semestre 2007.
10 Ecco i dati completi, riferiti alle due provincie, del rapporto citato per il 2005: Napoli: abitanti 3.086.622,
produzione pro capite di rifiuti: 523,45 Kg; di cui da raccolta indifferenziata Kg 483,10 e differenziata Kg
40,35; Reggio Emilia: abitanti 494.212, produzione pro capite di rifiuti: 759,56 Kg; di cui da raccolta
indifferenziata Kg 414,07 e differenziata Kg 345,49; la media pro capite UE era di 580 Kg procapite nel
2004.
11 Assai differente è il caso dei fanghi di depurazione, smaltiti in agricoltura, assimilabili ai letami ed ai reflui di
allevamento essendo il prodotto digestivo dei batteri responsabili dei processi di depurazione.
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