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Monnezza e dintorni
L’incenerimento o termovalorizzazione (il ciclo di lavorazione è eso-
termico con una discreta produzione di energia, nemmeno paragonabi-
le, ovviamente, a quella delle centrali energetiche) è un’ottima soluzio-
ne tecnica per i RU, pienamente abbracciata, solo per fare uno fra i
tanti possibili esempi, da un paese come la Svizzera, che in fatto di puli-
zia (ma per il danaro vale come sarcasmo) non ha da imparare niente
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da nessuno .
Compostare prima per ottenere CDR 18 pare una inutile complicazio-
ne: meglio bruciare tutto subito.
Dire che producono diossina è allarmismo irresponsabile: è noto che
per evitare il problema è sufficiente regolare la temperatura della cal-
daia. La diossina si produce casomai a bruciare i rifiuti – le plastiche -
all’aria aperta, cosa che accade quotidianamente nel caso di eventuali
emergenze monnezza.
Quanto all’effetto serra, vale quanto già detto: se la materia che si
brucia è organica (cioè dedotta la plastica ed assimilati) non si fa che
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accelerare la chiusura del ciclo del carbonio: la CO prodotta è la mede-
sima che le piante – solitamente nel corso di un solo anno nei cicli agrico-
li – avevano fissato sottraendola all’atmosfera, ed è la medesima che si
otterrebbe molto più lentamente con l’utilizzo del compost nel terreno ad
opera degli organismi decompositori.
Inoltre una sola ciminiera monitorata e munita di filtro in chiusura
è sempre tecnicamente ed ambientalmente molto più affidabile dal
punto di vista delle emissioni di tante “stufette” diffuse, ed il controllo
diretto o indiretto dell’apparato pubblico – nel nostro paese questa è
una chimera: si punta sull’allarmismo per avere uditorio - dovrebbe
dare quella fiducia sufficiente alla popolazione non troppo distante: gli
inceneritori, riducendo il volume dei rifiuti a circa il 30% in peso ed il
10% in volume del materiale immesso, per poi collocare il sottoprodot-
to in discarica (per rifiuti speciali non pericolosi), devono necessaria-
mente essere ubicati vicino alle fonti di produzione del rifiuto stesso, e
17 In Europa l’incenerimento interessa la metà circa dei rifiuti smaltiti in discarica, con oltre 600 impianti. Volen-
do fare una panoramica più generale sulla destinazione dei rifiuti in Europa: il numero di impianti di discari-
ca è superiore a 11.000 (8.700 considerando solo gli Stati membri UE25). Particolarmente elevato appare il
numero di discariche presenti in Germania, Turchia, Regno Unito, Polonia e Grecia. Il numero di impianti di
incenerimento censiti dall’OCSE sul territorio europeo risulta pari a 646, di cui 562 dotati di sistemi atti a
garantire il recupero di energia. Per quanto riguarda i rifiuti urbani si calcola un ammontare complessivo di
rifiuti urbani smaltiti in discarica superiore a 90 milioni di tonnellate; l’incenerimento può essere quantificato
in circa 45 milioni di tonnellate di rifiuti trattati, quasi interamente avviati ad impianti dotati di sistemi per il
recupero di energia. Nei Paesi UE15 l’ammontare di RU complessivamente inceneriti è pari ad oltre 40 milioni
di tonnellate. I trattamenti biologici e le operazioni di riciclo, infine, si attestano, entrambi, a circa 37 milioni
di tonnellate. Dal 1995 al 2003, l’incenerimento nell’UE15 aumenta di circa 27 kg/abitante per anno, da 81
kg/abitante per anno a 108 kg/abitante per anno, che si traduce in una crescita percentuale superiore al 33%.
Da: “Rapporto...”, cit.
18 Combustibile da Rifiuto.
SILVÆ - Anno V n. 11 - 247

