Page 245 - ZAIA III bozza
P. 245

Monnezza e dintorni


                  cioè non troppo distante dalle case dei loro produttori, che verranno
                  anche riscaldate con gli avanzi di calore non diversamente recuperabi-
                  li nella cogenerazione.
                     Le difficoltà di collocazione di eventuali impianti sono perciò da valu-
                  tare opportunamente – costituiscono un costo oggettivo ed un possibile
                  fattore di fallimento – nella loro previsione. Collocandosi ad un livello
                  intermedio, gli inceneritori non sono sostitutivi delle discariche, indi-
                  spensabili nei momenti di stop tecnico, di problemi di emissioni, di pro-
                  blemi con immancabili “comitati”, nonché per la collocazione dei loro
                  cinerei sottoprodotti.


                  Conclusioni

                     Prima ancora dei problemi sanitari e ambientali, è il nostro innato
                  senso estetico – quello descritto nelle rubriche liturgiche del sacrificio e
                  delle abluzioni del libro del Levitico come quello desunto dal comporta-
                  mento dei progenitori dell’età del bronzo – a farci aborrire la monnezza.
                  L’insegnamento degli antichi è semplice e buono: da essa bisogna sempli-
                  cemente liberarsi, il prima possibile, ad una distanza ragionevolmente
                  vicina (ma non dietro casa, è sempre la NIMBY!) ed al costo più basso
                  possibile. Investirvi risorse ulteriori è costoso e alle volte inefficace, talo-
                  ra addirittura controproducente.
                     Anche dalla parabola di Re Mida dobbiamo imparare: la rincorsa
                  all’opulenza fine a sé stessa rischia, alla lunga, di ingolfarci di cose inuti-
                  li e dei loro voluminosi e maleodoranti – e inquinanti – sottoprodotti.
                  Tutto è potenziale rifiuto, anche l’oro zecchino, se troppo abbondante e
                  se troppo avulso dalle nostre necessità vitali.
                     Neapolis quoque docet: il “rifiuto” è oggi uno dei temi qualificanti del
                  compito di amministratori, tecnici e politici, non solo perchè le tariffe
                  relative cominciano a pesare sulle tasche dei loro amministrati, ma anche
                  perchè se non c’è soluzione al problema le città possono diventare davve-
                  ro invivibili. E, nell’emergenza, fare qualcosa è davvero difficilissimo. Si
                  sviluppano nella pubblica opinione paure irrazionali che i media amplifi-
                  cano e rinfocolano quotidianamente nel progressivo e autodistruttivo
                  (per entrambi) circolo vizioso: più l’informazione scorretta spaventa, più
                  è richiesta.
                     Bene il recupero alla fonte degli urbani – quelli industriali va da sé –
                  ma non lo si ponga come “alternativa” ai tradizionali sistemi di smalti-
                  mento: non lo è.
                     È indispensabile poter contare in un ipotetico territorio provinciale
                  (una delle 100 e non una delle due) su almeno qualche discarica e diffe-


                  248 - SILVÆ - Anno V n. 11
   240   241   242   243   244   245   246   247   248   249   250