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Monnezza e dintorni
cioè non troppo distante dalle case dei loro produttori, che verranno
anche riscaldate con gli avanzi di calore non diversamente recuperabi-
li nella cogenerazione.
Le difficoltà di collocazione di eventuali impianti sono perciò da valu-
tare opportunamente – costituiscono un costo oggettivo ed un possibile
fattore di fallimento – nella loro previsione. Collocandosi ad un livello
intermedio, gli inceneritori non sono sostitutivi delle discariche, indi-
spensabili nei momenti di stop tecnico, di problemi di emissioni, di pro-
blemi con immancabili “comitati”, nonché per la collocazione dei loro
cinerei sottoprodotti.
Conclusioni
Prima ancora dei problemi sanitari e ambientali, è il nostro innato
senso estetico – quello descritto nelle rubriche liturgiche del sacrificio e
delle abluzioni del libro del Levitico come quello desunto dal comporta-
mento dei progenitori dell’età del bronzo – a farci aborrire la monnezza.
L’insegnamento degli antichi è semplice e buono: da essa bisogna sempli-
cemente liberarsi, il prima possibile, ad una distanza ragionevolmente
vicina (ma non dietro casa, è sempre la NIMBY!) ed al costo più basso
possibile. Investirvi risorse ulteriori è costoso e alle volte inefficace, talo-
ra addirittura controproducente.
Anche dalla parabola di Re Mida dobbiamo imparare: la rincorsa
all’opulenza fine a sé stessa rischia, alla lunga, di ingolfarci di cose inuti-
li e dei loro voluminosi e maleodoranti – e inquinanti – sottoprodotti.
Tutto è potenziale rifiuto, anche l’oro zecchino, se troppo abbondante e
se troppo avulso dalle nostre necessità vitali.
Neapolis quoque docet: il “rifiuto” è oggi uno dei temi qualificanti del
compito di amministratori, tecnici e politici, non solo perchè le tariffe
relative cominciano a pesare sulle tasche dei loro amministrati, ma anche
perchè se non c’è soluzione al problema le città possono diventare davve-
ro invivibili. E, nell’emergenza, fare qualcosa è davvero difficilissimo. Si
sviluppano nella pubblica opinione paure irrazionali che i media amplifi-
cano e rinfocolano quotidianamente nel progressivo e autodistruttivo
(per entrambi) circolo vizioso: più l’informazione scorretta spaventa, più
è richiesta.
Bene il recupero alla fonte degli urbani – quelli industriali va da sé –
ma non lo si ponga come “alternativa” ai tradizionali sistemi di smalti-
mento: non lo è.
È indispensabile poter contare in un ipotetico territorio provinciale
(una delle 100 e non una delle due) su almeno qualche discarica e diffe-
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