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Monnezza e dintorni
terizzati da una forte identità e coscienza ambientale - caso “classico”
quello di Graz - mentre diventa meno facile pensarlo attuabile ad ogni
livello ed in ogni situazione.
Il motivo principale è di ordine generale: saturato il mercato del com-
post, i cui impianti già oggi sono sottoutilizzati rispetto alle potenzialità,
si dovranno aumentare sensibilmente anche a valle gli incentivi, tali da
far giungere i costi del processo ad un limite insuperabile.
Si parla di percentuali da sogno, oltre il 50 e fino al 60% di RU “dif-
ferenziato”, ma ci si riferisce alle esperienze pilota, e guai ad applicare
queste quote al recupero finale: ogni processo di gestione e di recupero
del rifiuto produce scarti e sovvalli in quantità davvero imbarazzanti: è
sufficiente un singolo maldestro atto di smaltimento “indifferenziato” per
fare “buttare a mare” (terramare?) tutta la partita, rendendo vano anche
lo sforzo altrui contro l’entropia.
Rimane quindi a valle dei processi di recupero una quantità di indif-
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ferenziato o di scarto che, a parere di chi scrive , non si discosterà sen-
sibilmente in meno dal chilo al giorno a testa.
È perciò evidente che la raccolta differenziata e che anche le forme più
o meno spinte di raccolta “porta a porta” non possono costituire un’al-
ternativa “piena” alle forme tradizionali di gestione, come dimostra l’in-
tera l’esperienza europea ed oltre. Se persino Calcutta 14 ha le sue disca-
riche, come si suol dire: un motivo ci deve pure essere.
Montagne e “montagnole” di monnezza: le discariche
Le nostre terramare sono il metodo più semplice per disfarsi dei rifiu-
ti, interrandoli in un buco e ricoprendoli, e la semplicità, quando è ora
di trattare con materiale non solo povero, ma di cui tutti si vogliono sba-
razzare, e che ha per giunta costi forti di trasporto, di stoccaggio, di even-
tuale lavorazione, può davvero essere una strategia vincente.
La “montagnola” di Bologna, parco pubblico frequentatissimo, è una
ex.
Dire che inquinano le falde è da irresponsabili: vengono scelti siti ido-
nei e opportunamente impermeabilizzati, ed il percolato finisce normal-
mente al depuratore.
Producono gas (CO2, CH4, ecc.) dalla fermentazione né più né meno
delle nostre naturalissime quanto imbarazzanti flatulenze; parlare di
13 È un caso di inquinamento metafisico o “spamming”: l'abbondanza di numeri sui rifiuti rende impossibile repe-
rire questo dato significativo a livello provinciale o anche nazionale: il netto recuperato e il resto delle opera-
zioni di recupero, quello che si impara alle elementari: peso lordo - peso netto = tara.
14 Qualche lustro fa un vecchio prete di montagna, don Zanni, le raccontava con un misto di pudore e di sconcerto
puntinate qua e là di piccole sfere biancastre rotondeggianti, segno di quanto “potè il digiuno”.
SILVÆ - Anno V n. 11 - 245

