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Declinazioni socio-culturali dell’ecologia per un approccio integrato


                  al confronto con l’evoluzione culturale, l’evoluzione genetica possa esse-
                  re considerata trascurabile, addirittura uguale a zero. I mutamenti della
                  cultura umana si compiono secondo ritmi tanto veloci da escludere del
                  tutto che lo sviluppo genetico della specie possa tenervi dietro, possa
                  restare al passo”. Quale via di uscita? “La sensibilità degli uomini verso
                  determinati valori. L’evoluzione della vita organica sul nostro pianeta e
                  nel nostro presente procederà verso l’alto oppure verso il basso? Sarà
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                  l’uomo a decidere e ne porterà l’intera responsabilità” .
                     Il monito è ben chiaro: senza una specifica sensibilità per i valori, al
                  problema dell’agire umano non si potrà dare risposta alcuna, né con
                  comandi, né con divieti. Ma l’attuale formazione di valori sconta il fatto
                  che la cultura dominante è fondamentalmente economica e tecnocratica,
                  carente di conoscenze e di approcci di stampo ecologico e men che meno
                  umanistico.
                     Il problema culturale è essenzialmente una questione giocata su scale
                  di sistemi valoriali.
                     Il grande dilemma del ragionamento ambientalista per il grande stu-
                  dioso di Harward, Edward Wilson, deriva dal conflitto fra valori di lungo
                  periodo e valori a breve termine. La scelta dei valori per il futuro imme-
                  diato della propria comunità è relativamente impegnativo, scegliere per il
                  futuro lontano dell’intero pianeta richiede una accresciuta consapevolez-
                  za. Meticciare le due visioni per creare un’etica ambientalista universale
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                  è tanto complesso quanto necessario .
                     La stragrande maggioranza dei policy makers ignora le basilari cono-
                  scenze dell’ecologia, vive in una dimensione culturale distante dalla natu-
                  ra, dalle conoscenze delle sue funzioni, dei suoi processi, delle sue dina-
                  miche.
                     Un tentativo sui generis, nella direzione di un maggiore e più consa-
                  pevole coinvolgimento culturale delle hard sciences, è rappresentato dal-
                  l’interpretazione agita dall’ecocritism (ecologia letteraria o ecocritica). Il
                  termine spunta tra le righe di un articolo datato 1978 di Wiliam
                  Rueckert, sebbene l’idea di una critica letteraria ecologica appartiene ad
                  un libro, datato 1972, di Joseph Meeker, The Comedy of Survival: Stu-
                  dies in Literary Ecology, con la prefazione di Konrad Lorenz. Nelle
                  intenzioni di Meeker l’ecologia letteraria avrebbe dovuto occuparsi dello
                  studio dei temi e delle relazioni biologiche che appaiono nelle opere lette-
                  rarie e, al tempo stesso, di rinvenire il ruolo occupato dalla letteratura
                  nell’ecologia della specie umana. L’interpretazione ecologica dei testi let-
                  terari permette di acquisire e trasmettere una coscienza critica del rap-

                  27 Lorenz K., Il declino dell’uomo, Edizioni ISEDI, 1990
                  28 Wilson E.O., Il futuro della vita, Codice Edizioni, 2004

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