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Tributo ad Arne Naess, filosofo della Natura - Fondatore della Deep Ecology
nanza alla specie umana”. Profondamente colpito e ispirato dalla lettura
della “Primavera silenziosa” di Rachel Carson, dove veniva denunciato il
grave impatto ecologico della chimica in agricoltura, Naess sviluppò, a
partire dagli anni 60, il percorso filosofico ed esistenzialista della Deep
Ecology, contribuendo alla crescita della consapevolezza di massa relati-
vamente alle problematiche ambientali che il comportamento umano ha
generato nel corso dei secoli. Una filosofia “ecocentrica”, volta alla criti-
ca dell’antropocentrismo moderno, e della concezione religiosa dell’uomo
come signore indiscusso della natura, padrone di un creato ottenuto in
dono da una divinità che avrebbe inventato animali, terre, mari e cieli al
solo scopo di soddisfarlo.
Per Arne Naess tale visione è arrogante. Alla religione preferisce la
spiritualità laica di chi trascende se stesso tramite il contatto con l’altro.
E l’altro può essere chiunque, uomini, donne, esseri vegetali, rocce, mon-
tagne, abitanti dei mari, leopardi che sfrecciano rincorrendo la preda, la
preda che corre ansiosa celebrando la propria vocazione alla sopravvi-
venza, forza insita in tutti gli esseri. Conoscere il Pianeta nelle sue mol-
teplici dimensioni è il primo passo per rispettarlo. Sperimentare diretta-
mente la natura porta a comprendere il suo linguaggio, ad innamorarse-
ne, a non volerla ferire, a comprenderla dentro quel sé che il copione del
mondo industriale e mediatico ha opacizzato, coperto, soffocato, portan-
do gli esseri umani a non entrare più in contatto con l’ambiente, ad
accontentarsi di vederlo rappresentato e spettacolarizzato da quella che
Popper definiva la cattiva maestra: la televisione. Cattiva insegnante per-
ché nulla può essere insegnato se non attraverso l’esperienza diretta delle
cose. Se l’uomo vuole crescere -pensava il filosofo- dovrà smettere di dele-
gare, dovrà andare ad ascoltare di persona ciò che la vita ha da dire.
Empatia e responsabilità. Identificarsi nel non-umano
Nell’Ecosofia di Naess lo sviluppo del Sé ecologico non può prescinde-
re dall’espansione della coscienza. Ed espandersi non significa semplice-
mente acquisire la capacità di pensare oltre le circostanze che viviamo, la
famiglia che formiamo, la Nazione che abitiamo o quella situata dall’al-
tra parte del mondo. Espandere il proprio sé equivale ad allargare il
nostro centro fino a comprendere al suo interno ogni forma, ogni aspet-
to, ogni dimensione della Vita con cui entriamo in contatto.
Se oggi giorno penso ad un parco disseminato di alberi e fiori, alla sua
straordinaria bellezza verde, incontaminata, e al benessere che mi pro-
cura, mi irriterà di certo sapere che qualcuno ci ha messo gli occhi per
edificarvi qualche monumento al petrolio. Ma se invece di pensare, mi
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