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Tributo ad Arne Naess, filosofo della Natura - Fondatore della Deep Ecology


            identifico con gli elementi che lo formano, con gli alberi che affondano le
            radici nella terra e innalzano i rami al cielo, con gli animali che lo abita-
            no e gli insetti che instancabilmente lo percorrono, se arrivo a sentirmi
            simultaneamente tutti questi esseri prendendo parte alla loro sofferenza,
            la semplice irritazione lascerà il posto al sentimento più elevato e maturo
            dell’empatia. Ed empatia vuol dire responsabilità, Amore. Questo signi-
            fica essere profondamente ecologici per Naess, sentirsi parte integrante
            della Natura, e non al di sopra o al di fuori di Essa.

            Deep Ecology e Self-Realization!


               In un mondo caotico e lacerato dal separatismo della mente umana, la
            visione del filosofo, da lui stesso denominata Ecosofia T,  ha il grande
            merito di mettere in accordo laici e religiosi, atei e sostenitori dello Spiri-
            to, ambientalisti di superficie e veri amanti della Natura, in un’ottica tra-
            sversale che dimostra quanto la nostra salvezza dipenda dalla Totalità
            che ci circonda, ci attraversa, ci fonda. Accostarsi al sapere o all’agire
            ecologico non vuol dire necessariamente amare l’ambiente, sentirsi parte
            di esso. Ma di certo è un inizio.
               La Deep Ecology nasce in risposta all’ecologia di superficie, che il filo-
            sofo interpretava come visione scientifica e asettica della problematica
            ambientale, volta unicamente alla conservazione della natura e non alla
            sua celebrazione come immenso e vivo organismo, infinitamente sfaccet-
            tato, senziente, intimamente connesso all’essere umano e non divisibile
            da esso. Come scrive Naess “Si tratta dell’idea che non possiamo opera-
            re alcuna scissione ontologica netta nel campo dell’esistenza: che non c’è
            alcuna biforcazione nella realtà fra l’uomo e i regni non umani.... nel
            momento in cui percepiamo dei confini, la nostra consapevolezza ecolo-
            gica profonda viene meno”.
               Tale coscienza ecologica è legata all’autorealizzazione del Sé: Self-Rea-
            lization! Da non intendersi come semplice concretizzazione delle aspira-
            zioni personali ed egoistiche dell’individuo, ma come connessione o meglio
            ri-connessione a quella misteriosa e ardente parte di noi, tesa alla com-
            prensione e quindi all’unione con il Cosmo, la Vita, il Tutto. Un Sé uni-
            versale che contiene non solo la nostra unica ed irripetibile forma umana,
            bensì anche quella ugualmente unica ed irripetibile dell’animale, del vege-
            tale, del minerale, e di tutto quanto appartiene al movimento dell’esisten-
            za. L’approccio ecologico sarà allora non più dettato dalle mode, dalla
            morale, dall’etica o dalla necessità di sopravvivere fisicamente sulla
            Terra, ma dalla piena consapevolezza che estinguere una specie equivarrà
            a perdere una parte di noi, un tassello dell’immenso puzzle cui apparte-

                                                             SILVÆ - Anno V n. 11 - 227
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