Page 224 - ZAIA III bozza
P. 224
Tributo ad Arne Naess, filosofo della Natura - Fondatore della Deep Ecology
identifico con gli elementi che lo formano, con gli alberi che affondano le
radici nella terra e innalzano i rami al cielo, con gli animali che lo abita-
no e gli insetti che instancabilmente lo percorrono, se arrivo a sentirmi
simultaneamente tutti questi esseri prendendo parte alla loro sofferenza,
la semplice irritazione lascerà il posto al sentimento più elevato e maturo
dell’empatia. Ed empatia vuol dire responsabilità, Amore. Questo signi-
fica essere profondamente ecologici per Naess, sentirsi parte integrante
della Natura, e non al di sopra o al di fuori di Essa.
Deep Ecology e Self-Realization!
In un mondo caotico e lacerato dal separatismo della mente umana, la
visione del filosofo, da lui stesso denominata Ecosofia T, ha il grande
merito di mettere in accordo laici e religiosi, atei e sostenitori dello Spiri-
to, ambientalisti di superficie e veri amanti della Natura, in un’ottica tra-
sversale che dimostra quanto la nostra salvezza dipenda dalla Totalità
che ci circonda, ci attraversa, ci fonda. Accostarsi al sapere o all’agire
ecologico non vuol dire necessariamente amare l’ambiente, sentirsi parte
di esso. Ma di certo è un inizio.
La Deep Ecology nasce in risposta all’ecologia di superficie, che il filo-
sofo interpretava come visione scientifica e asettica della problematica
ambientale, volta unicamente alla conservazione della natura e non alla
sua celebrazione come immenso e vivo organismo, infinitamente sfaccet-
tato, senziente, intimamente connesso all’essere umano e non divisibile
da esso. Come scrive Naess “Si tratta dell’idea che non possiamo opera-
re alcuna scissione ontologica netta nel campo dell’esistenza: che non c’è
alcuna biforcazione nella realtà fra l’uomo e i regni non umani.... nel
momento in cui percepiamo dei confini, la nostra consapevolezza ecolo-
gica profonda viene meno”.
Tale coscienza ecologica è legata all’autorealizzazione del Sé: Self-Rea-
lization! Da non intendersi come semplice concretizzazione delle aspira-
zioni personali ed egoistiche dell’individuo, ma come connessione o meglio
ri-connessione a quella misteriosa e ardente parte di noi, tesa alla com-
prensione e quindi all’unione con il Cosmo, la Vita, il Tutto. Un Sé uni-
versale che contiene non solo la nostra unica ed irripetibile forma umana,
bensì anche quella ugualmente unica ed irripetibile dell’animale, del vege-
tale, del minerale, e di tutto quanto appartiene al movimento dell’esisten-
za. L’approccio ecologico sarà allora non più dettato dalle mode, dalla
morale, dall’etica o dalla necessità di sopravvivere fisicamente sulla
Terra, ma dalla piena consapevolezza che estinguere una specie equivarrà
a perdere una parte di noi, un tassello dell’immenso puzzle cui apparte-
SILVÆ - Anno V n. 11 - 227

