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Tributo ad Arne Naess, filosofo della Natura - Fondatore della Deep Ecology


            4. La prosperità della vita e delle culture umane è compatibile con una
               sostanziale diminuzione della popolazione umana. La prosperità della
               vita non umana richiede tale diminuzione.
            5. L’attuale interferenza umana nei confronti del mondo non umano è
               eccessiva e la situazione sta rapidamente peggiorando.
            6. I comportamenti devono quindi essere modificati. Questi comporta-
               menti hanno influenza sulle strutture economiche, tecnologiche e ideo-
               logiche di base. La situazione risultante sarà profondamente differen-
               te da quella odierna.
            7. Il cambiamento ideologico è principalmente quello di apprezzare la
               qualità della vita (vivere in condizione di valore inerente) piuttosto
               che cercare un tenore di vita sempre più alto. Ci sarà una consapevo-
               lezza profonda della differenza tra il grande fisico (big) e il grande
               metafisico (great).
            8. Coloro i quali sottoscrivono i punti precedenti hanno l’obbligo di cer-
               care, direttamente o indirettamente, di attuare i necessari cambia-
               menti.
               Chiunque sottoscriva questi otto principi è invitato a diventare “soste-
            nitore” del movimento, e non un “ecologista profondo”, espressione rite-
            nuta come inadeguata e presuntuosa dallo stesso filosofo norvegese, che
            consiglia invece di rispettare il Pianeta nel modo più consono alla propria
            natura. Siamo esseri limitati, e di certo non possiamo suonare tutti gli
            strumenti di un orchestra, ma soltanto scegliere quelli che più ci somi-
            gliano, che più esprimono il nostro speciale modo di onorare l’ambiente e
            la Vita. Nonostante Naess avesse scarsa fiducia nell’umanità ha donato la
            sua visione ecologica al mondo, forse nella speranza di vederlo evolvere.
            “L’umanità – diceva - continuerà a distruggere l’ambiente per uno o due
            secoli ancora. Ma poi imparerà a controllare la crescita demografica e a
            diminuire la pressione sugli ecosistemi”. Se saremo in grado di invertire
            la marcia qualche tempo prima della scadenza indicata dal filosofo, sarà
            stato di certo anche per merito suo. Ciao Arne, grazie.


















                                                             SILVÆ - Anno V n. 11 - 229
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