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Declinazioni socio-culturali dell’ecologia per un approccio integrato


            ginali dovrà essere subordinata alla conduzione attenta di un programma
            idoneo a creolizzare la componente sistemica naturale e quella sociale.
            Solo l’integrazione delle conoscenze scientifiche ottenute specialmente
            dalle discipline di impostazione olistica e di taglio storico (come la biolo-
            gia, geologia, ecologia, climatologia, oceanografia,  etc…), armonizzate
            con la conoscenza delle interrelazioni ricavate dalle scienze umanistiche
            e sociali, mirate a valutare, sia a livello regionale che mondiale, i rapporti
            intrasistemici esistenti, assicura la sopravvivenza del pianeta, in quanto
            imprescindibile  condicio sine qua non del cambiamento prospettico
            auspicato.
               Beato (si veda il paragrafo 2) non è il solo a ricordare l’esistenza di
            forti barriere, soprattutto culturali, che impediscono di affrontare con
            capacità innovativa e di futuro le sfide che abbiamo di fronte e soprat-
            tutto di affrontare i problemi in un approccio realmente negoziato e tran-
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            sdisciplinare .
               È indispensabili un confronto a tutto campo con ciò che la cultura rap-
            presenta, anche in relazione alla elasticità interpretativa del suo essere
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            sistema .
               Recentemente il genetista di popolazioni Luigi Luca Cavalli Sforza ha
            proposto una interessante definizione di cultura dal taglio più evolutivo:
            “L’accumulo globale di conoscenze e di innovazioni, derivante  dalla
            somma di contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e dif-
            fusi al nostro gruppo sociali, che influenza e cambia continuamente la
            nostra vita”. Lo stesso sostiene altresì che la cultura abbia una base bio-
            logica “si può dire che la cultura sia un meccanismo biologico, in quanto
            dipende da organi, come le mani per fare gli strumenti, la laringe per par-
            lare, le orecchie per udire, il cervello per capire, etc…, che ci permetto-
            no di comunicare fra noi, di inventare e di costruire nuove macchine
            capaci di esercitare funzioni utili e speciali, di fare tutto quel che è neces-
            sario, desiderato e possibile”. (…). “L’uomo ha potuto avere una evolu-
            zione molto rapida rispetto ad altri organismi viventi, pechè ha sviluppa-
            to la cultura più di tutti gli altri animali. Infatti la cultura può esser con-
            siderata un meccanismo di adattamento all’ambiente straordinariamente
                      26
            efficiente” .
               Secondo l’etologo Konrad Lorenz “l’evoluzione culturale dell’umanità
            procede dritto davanti a sé, sempre più veloce; in questo momento ha
            raggiunto un movimento così rapido che non è esagerato affermare che,

            24 Gunderson L.H., Holling C.S. e Light S.S., Barriers and Bridge sto the Renewal of Ecosystem and Institutions,
               Columbia University Press, 1995
            25 (n.d.r.) Per una definizione anche contenutistica del concetto di cultura si veda Signorelli A., Antropologia cul-
               turale, McGraw-Hill, 2007
            26 Cavalli Sforza L.L., L’evoluzione della cultura, Codice Edizioni, 2004

                                                             SILVÆ - Anno V n. 11 - 221
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