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Declinazioni socio-culturali dell’ecologia per un approccio integrato
Ora, se si assume un punto di vista scientificamente unificato, si deve
essere pronti a riconoscere che “l’ordine sociale è contenuto condiziona-
to dall’ordine naturale da cui esso emerge e su cui, a sua volta, retroagi-
sce” (Bhaskar 1989, Dickens 1992). La constatazione di questo incapsu-
lamento dell’ordine sociale nell’ordine naturale non deve tuttavia con-
durre ad un riduzionismo naturalistico, ovvero ad una concezione in cui
la società sia considerata semplicemente come un’entità subordinata alle
leggi di natura. Al contrario, il realismo critico - sostenuto da Bhaskar e
dallo stesso Dickens - si propone di interpretare la relazione delle società
umane con la natura come la dipendenza non da qualcosa di estraneo, ma
da un’entità di cui l’uomo stesso già fa originariamente parte. La natura,
infatti, può essere intesa - secondo la celebre frase di Marx - come il
“corpo inorganico dell’uomo”: non solo il corpo umano è esso stesso parte
della natura, ma anche la vita fisica e spirituale dell’uomo implica un
costante contatto con quella parte della natura che è diversa dal corpo
umano, poiché essa è al tempo stesso fonte dei mezzi immediati di sussi-
stenza dell’uomo ed è la materia, l’oggetto e lo strumento della sua atti-
vità vitale.
Ma il filone sociologico che affronta più direttamente la relazione
ambiente/società o, se si vuole, il binomio natura/cultura, è, all’inizio del
diciannovesimo secolo, quello della Scuola di Chicago.
Partendo dall’analisi delle città e delle profonde trasformazioni che
essa subisce in quegli anni, questo gruppo di studiosi (tra cui ricordiamo
soprattutto Robert E. Park, Ernest W. Burgess, Harvey W. Zorbaugh),
subendo indubbiamente l’influenza del darwinismo, si propone di fonda-
re una nuova disciplina, definita ecologia umana, che consiste nello stu-
dio delle relazioni spaziali e temporali degli esseri umani in quanto
influenzati dalle forze selettive, distributive e adattive che agiscono nel-
l’ambiente. Questa nuova disciplina pretende di applicare alle società
umane, per la verità a volte un po’ forzatamente, le caratteristiche com-
portamentali rinvenibili nell’ecologia vegetale, i.e. un ordine biotico (una
base biologica innata e caratteristica della specie), fondamento, a sua
volta, dell’ordine sociale. Proprio nell’utilizzazione, da parte di Park, di
Burgess e dei loro colleghi, di questo doppio piano di lettura, appare il
tentativo di rendere intelligibile l’intima relazione esistente tra la dimen-
sione naturale e quella costruita, sia socialmente sia spazialmente. Le
aree naturali (le zone in cui si divide la città e che presentano caratteri-
stiche omogenee per la composizione sociale o etnica della popolazione, o
per gli stili di vita adottati o le funzioni sviluppate), infatti, costituiscono
il punto di incontro tra i principi che regolano ontogeneticamente tutte le
specie, da un lato, e i meccanismi regolativi sociali ed economici, dall’al-
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