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Declinazioni socio-culturali dell’ecologia per un approccio integrato


            sività, comportamento sessuale, interazioni, rapporti parentali o sem-
            plicemente di parentela, rapporti di genere, etc…, sono tutti argomen-
            ti cari alla sociobiologia ma sui quali l’arena scientifica tende a divi-
            dersi. Lo stretto parallelismo instaurato tra comportamenti umani e
            comportamento animale conduce spesso i sociobiologi a perdere di vista
            le qualità distintive della specie umana rispetto a quella animale. Al di
            là delle polemiche che di frequente riesce a sollevare, la sociobiologia si
            afferma più per ciò che rivela sulla vita degli animali, che per quanto
            dimostra a proposito del comportamento umano. E infatti sono riusciti
            a dimostrare che alcune specie animali sono molto più socievoli di quan-
            to si ritenesse in precedenza e che i gruppi animali hanno una conside-
                                                                   15
            revole influenza sul comportamento dei loro membri . In buona
            sostanza nessuno può negare la presenza di una base biologica al com-
            portamento sociale ma, deve riconoscersi che, tale ipostasi biologica
            non compare mai allo stato puro. La sociobiologia tende a configurare
            se stessa come autonoma rispetto al mondo culturale, sociale, politico,
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            economico . Rectius il comportamento biologicamente fondato va inte-
            so sempre come mediato culturalmente. L’uomo è ovviamente condizio-
            nato biologicamente ma le società umane si specificano storicamente in
            modi che non sono direttamente determinati dall’essere biologico del-
            l’uomo: ogni condizionamento biologico appare mediato socialmente,
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            non è mai immediato .
               Nel panorama nostrano, recentemente, è Mariachiara Tallachini 18  a
            ribadire che, fin dai suoi albori, l’ecologia è portatrice di due anime
            espressioni di una doppia natura, una olistica e l’altra riduzionistica,
            ammonendo che lo stesso Arne Naess fosse solito distinguere l’ecologia
            come scienza dall’ecologia come sistema filosofico.
               Ed infatti, il quid pluris offerto dall’ecologia globale di seconda gene-
                                                                              19
            razione (c.d. ecofilosofia) risiede tutto nella sua dimensione olistica .
            L’olismo ecofilosofico trova la sua più alta espressione nel pensiero e nelle
            opere del ricordato filosofo norvegese Arne Naess, studioso di Spinoza e
            di positivismo logico, docente all’Università di Oslo. Nell’estate del 1973
            la rivista Inquiry pubblica un articolo breve ma per certi versi rivoluzio-

            15 F. Crespi, Il pensiero sociologico, Il Mulino, 2006.
            16 (n.d.r.) Si osservi come lo stesso Wilson quando cerca di indicare qualche conseguenza delle determinanti bio-
               logiche nel concreto comportamento umano è costretto ad usare il condizionale: il suo programma di ricerca
               sociobiologico si arresta, non può andare oltre l’ipotetico.
            17 A. Izzo, Storia del pensiero sociologico, Il Mulino, 2003.
            18 Tallachini M. (a cura di), Etiche della terra. Antologia di filosofia dell’ambiente, Vita e Pensiero, 1998
            19 (n.d.r.) Il termine olismo è stato coniato nel 1926 dall’uomo politico sudafricano Jan C. Smuts per indicare la
               tendenza generale della natura a raggruppare ordinatamente in ogni settore e fase della realtà, unità struttu-
               rali in complessi dotati di proprietà qualitativamente nuove rispetto alle componenti (si veda in merito La Ver-
               gata A., Filosofia e biologia, in Rossi P. (a cura di), La filosofia volume II. La filosofia e le scienze, Garzanti,
               1996).
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