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Declinazioni socio-culturali dell’ecologia per un approccio integrato
sussiste una relazione olistica: entrambi appartengono ad un unico insie-
me, e i loro processi devono essere considerati come forme di uno svi-
luppo interdipendente. Se da un lato, cioè, sono gli individui a creare la
società, dall’altro è anche la società (come luogo in cui si consolidano e
condividono valori, immagini, linguaggi, pratiche, modelli economici e
politici) e creare gli individui. È in questo, dice Bookchin, che la società
è una seconda natura per l’uomo: una natura non meno autentica della
prima e da cui l’uomo non si allontana mai. Come l’ambiente per l’eco-
logia, dunque così la società è per l’ecologia sociale un territorio di rela-
zioni. Sebbene possano essere rinvenute alcune ascendenze comuni, il
punto di vista di Bookchin non coincide interamente né col marxismo né
con l’anarchismo. La sua ecology of freedom serve piuttosto a mettere in
luce che la prima e fondamentale forma di libertà per Bookchin non è
tanto l’assenza materiale di costrizioni, quanto la consapevolezza che al
dominio dell’umanità sulla natura va sostituito l’idea di una interdipen-
denza, strutturale e funzionale. Questa presa di coscienza rappresenta
una nuova forma di umanesimo o se si preferisce di nuovo illuminismo
ecologico, “un passaggio dal cielo alla terra, (…), dalle divinità alla
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gente” .
Quale integrazione? Evoluzione della scienza ecologica
Come osserva il professor Fulvio Beato “l’ordine di problemi qui
segnalato come centrale si genera da un interrogativo tanto semplice
quanto radicale: quale sapere per l’ambiente? Quale sapere, con rife-
rimento alla nostra problematica, relativo alla rete di relazioni che si
stabiliscono tra sistemi sociali e sistemi ambientali naturali ed artifi-
ciali, tra biosfera, tecno sfera e socio sfera? Si tratta di un interrogati-
vo cruciale tanto sul piano della costruzione dei quadri di riferimento
teorico per l’insieme delle scienze umano-sociali quanto sul piano del
trasferimento delle conoscenze acquisite nella formulazione di politi-
che pubbliche fondate sull’informazione scientifica e sulla partecipa-
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zione sociale” .
La matrice eminentemente sociale di un siffatto stato di cose rimane
quella individuata da Jean Piaget nel saggio sui Problèmes généraux de
la recherche interdisciplinaire et mécanismes communs (1970). Con rife-
rimento alla scienze umane e sociali, egli poneva, accanto agli ostacoli
logici ed epistemologici, la tragique répartition dell’assetto istituzionale
degli insegnamenti universitari.
7 Bookchin M., L’ecologia della libertà, Eleuthera, 1986
8 Beato F., Rischio e mutamento ambientale globale, Franco Angeli, 1998
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