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Declinazioni socio-culturali dell’ecologia per un approccio integrato


                  equazioni fisiche la complessità del mondo vivente e delle sue relazioni
                  con l’ambiente.
                     Con l’ipotesi Gaia di James Lovelock ha inizio la seconda stagione del-
                  l’ecologia (c.d. ecologia globale). Nel 1979 la  Oxford University Press
                  pubblica  Gaia. A New Look at Life on Earth, primo lavoro di James
                  Lovelock, scienziato indipendente. L’ipotesi sostenuta è molto stimolante:
                  l’intera biosfera viene presentata come una entità autoregolata, in grado
                  di mantenere vitale il nostro pianeta mediante il controllo dell’ambiente
                  chimico e fisico. Ricorda Wolfang Sachs che “l’apparizione del volto della
                  terra colpì tutti; (…); l’improvvisa consapevolezza dell’unicità della
                  terra ha consentito l’emergere di una nuova emozione e la prima osser-
                  vazione del globo come unicum ha rappresentato un salto nella storia del-
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                  l’autopercezione dell’umanità ”. È grazie al contributo, romantico
                  ancorché speculativo, dell’ipotesi Gaia, che la scienza ecologica di stam-
                  po riduzionistico mette le ali e realizza un gap qualitativo, riconosce l’e-
                  mergente necessità di aprirsi verso orizzonti disciplinari alteri, cerca il
                  confronto aperto con le scienze umane trovandovi la giusta via per re-
                  interpretare la complessità del reale.
                     La moderna ecologia di secondo corso, anche detta ecofilosofia, si svi-
                  luppa sue due direttrici ermeneutiche complementari: da un lato un più
                  classico approccio scientista di tipo riduzionista, dall’altro una prospet-
                  tiva precipuamente olistica.
                     La proposta scientista risente dell’influenza dell’ecologia scientifica
                  tradizionale. Adotta ancora uno sguardo troppo meccanicistico nei con-
                  fronti della natura, che, una volta reificata, viene ridotta a mera  res
                  extensa, costretta nella sola dimensione quantitativa. Il mantenimento
                  di siffatte  basic assumptions comporta l’impossibilità di scorgere il
                  necessario retroterra analitico capace di elevare a statuto filosofico le
                  accreditate elaborazioni scientiste. Non mancano contributi brillanti e
                  significativi. Ma il modello scientista rimane imbrigliato nelle maglie
                  della fallacia naturalistica, non riuscendo a superare l’impasse fra esse-
                  re e dover essere.
                     Fra questi indirizzi la ricordata ipotesi Gaia e il c.d. biologismo sociale.
                     Quella sociobiologica è una prospettiva, ancorchè relativamente
                  attuale, pure ancorata alle dottrine di C. Darwin e H. Spencer. Per il
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                  suo più noto esponente, l’americano E.O. Wilson , la sociobiologia è lo
                  studio sistematico delle basi biologiche di tutte le forme di comporta-
                  mento sociale in tutte le specie di organismi, compreso l’uomo. Aggres-

                  13 Sachs W., Ambiente e giustizia sociale, Editori Riuniti, 2002
                  14 (n.d.r.) Si ricordi tra le sue opere Sociobiology: the new synthesis, 1975, Harward University Press, 25th Anni-
                    versary Edition, 2000.


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