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La sfida energetica


                  ma frontiera della civiltà faustiana nata nel Medio Evo in Europa e
                  proiettatasi verso Occidente: la conquista delle nuove fonti di energie.
                     La conquista di questa nuova frontiera richiede lo sviluppo di un
                  nuovo “umanesimo scientifico”, ovvero di una concezione del mondo che
                  concilii le scoperte della scienza con il patrimonio di valori della cultura
                  umanistica europea. Richiede una radicale riforma della scuola, che can-
                  celli tutta la retorica, la demagogia, la politicizzazione di questa istituzio-
                  ne e ripristini la serietà (oseremmo anche dire, la severità) degli studi:
                  perché il nostro futuro dipende da menti sveglie, intelligenti, coltivate da
                  una disciplina di studi, che siano in grado di trovare la soluzione “tecni-
                  ca” ad un problema che non è soltanto tecnico. Richiede inoltre l’avven-
                  to a livello internazionale di una classe politica coraggiosa, che non si
                  accontenti di perpetuare una politica di acquiescenza e compromesso con
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                  i grandi possessori di idrocarburi : politica di acquiescenza che ieri aveva
                  la sua ragione strategica, oggi ha ancora la sua convenienza, ma che nei
                  prossimi anni si rivelerà sempre più gravosa di costi da pagare in termi-
                  ni di dipendenza.
                     La conquista della nuova frontiera energetica non è una conquista
                  meramente materiale: essa è spirituale, perché legata a un salto di qua-
                  lità della ricerca scientifica, della capacità dell’uomo di comprendere e
                  padroneggiare la materia. Poi forse un giorno questa civiltà occidentale
                  avrà fine, ma come dice re Aragorn ne “Il signore degli anelli”: “Non
                  oggi…”.


























                  5  Non ci riferiamo qui alle relazioni con la Russia, grande possessore di idrocarburi e nello stesso tempo nazione
                    europea, con la quale è utile intessere una proficua rete di relazioni, con una politica di integrazione e nel con-
                    tempo di “moral suasion”.

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