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La sfida energetica


               Lo spazio infinito è la raffigurazione più carica di suggestione sacra
            per l’uomo occidentale. Ciò che per i Greci era il nulla (l’indeterminato,
            contrapposto alla forma limitata, ma reale) per l’uomo faustiano, ovvero
            per l’occidentale, è il tutto.
               Copernico guarda estasiato le orbite planetarie, quasi con gli occhi
            devoti di un sacerdote egizio. Il nuovo paradigma eliocentrico che lancia
            la terra in un movimento perenne e abbatte le barriere della concezione
            tradizionale dell’universo esprime appunto questa ansia di infinito. Spen-
            gler, morto prima della seconda guerra mondiale, non fece in tempo ad
            assistere ai viaggi spaziali, ma nella sua opera era espressa la certezza
            profetica che l’uomo occidentale avrebbe superato anche il confine della
            terra per lanciarsi in un’esplorazione inter-planetaria.
               Il concetto di energia svolge un ruolo fondamentale nella mentalità
            occidentale. L’onnipotenza, attributo fondamentale del Dio cristiano
            insieme alla sua trascendenza e infinità, venne reinterpretata dagli scien-
            ziati di scuola newtoniana come la capacità del “Motore Primo” di mette-
            re in moto l’intero universo, garantendo una volta per tutte la coerenza
            delle leggi di natura. Quando, alla fine del Settecento e poi ancor più nel-
            l’Ottocento, il sentimento religioso attraversa una fase di offuscamento, il
            concetto tradizionale di Dio viene tramutato secondo Spengler in concet-
            ti che alla fin fine risultano equivalenti (in quanto a carica di suggestione
            mitica). Il concetto di Evoluzione ad esempio. L’idea che nel corso di lun-
            ghi periodi di tempo esista una forza dotata di energia cosi grande da
            determinare il sorgere e il graduale articolarsi di organismi sempre più
            complessi si impadronisce della mente degli uomini. Da un lato l’occiden-
            tale contemporaneo concepisce la natura intera come pervasa da questa
            energia di fondo che tutto muove, l’ “evoluzione”, dall’altro lato conce-
            pisce la sua tecnologia come lo strumento per mezzo del quale l’uomo
            batte gli stessi record della natura, ne piega le leggi alla sua volontà,
            potenzia le prestazioni degli organismi naturali.
               Questa concezione prometeica celebra i suoi fasti nella seconda metà
            dell’Ottocento - col dispiegarsi della seconda rivoluzione industriale - e
            nell’era ottimistica della Belle Epoque. Le due guerre mondiali mostrano
            agli uomini il lato distruttivo della potenza tecnologica e il tremendo
            “esperimento” delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, in un
            certo senso addita alle coscienze degli uomini una linea di orizzonte piut-
            tosto fosca, nella quale la massima potenza tecnologica va a coincidere
            con la massima distruttività, con la possibilità estrema che la specie
            umana cancelli sé stessa per un surplus di potenza aggressiva.
               Davvero ciò segna la fine dello spirito faustiano? La vocazione del-
            l’uomo occidentale a superare ogni limite ha trovato alla fine il suo non-

                                                             SILVÆ - Anno V n. 11 - 145
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