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La sfida energetica
le. Proprio in quel momento intervenne la reazione dei Franchi che dopo
la prima fase di contrasto militare condusse al progetto di riorganizza-
zione su scala continentale con la concezione del Sacro Romano Impero.
Ancor più significativa la reazione di civiltà che avvenne nel XV-XVI
secolo: la caduta di Costantinopoli – ultima eredità giuridica dell’impero
romano antico – aveva suscitato timori enormi in Europa, paure ancor
più cupe di quelle riferite all’Anno Mille. I Turchi una volta conquistata
Costantinopoli superavano il Bosforo senza suscitare reazioni considere-
voli tra le nazioni della cristianità più attente ai loro destini particolari.
E tuttavia, dalle profondità della civiltà europea, partì una reazione
colossale che in un certo senso utilizzò il negativo dell’invasione turca,
come strumento di affermazione storica: i dotti bizantini fuggiti dall’im-
pero d’oriente occupato portarono in Occidente una più approfondita
conoscenza dei testi greci e ellenistici. Fornirono cioè la base filologica al
Rinascimento italiano ed europeo. La chiusura dei traffici ad Oriente sti-
molò le grandi esplorazioni oceaniche che rappresentarono l’apertura di
una nuova era per l’umanità.
Sarebbe bello se l’Europa e l’Occidente in generale sapessero affron-
tare il problema energetico che angustia la nostra generazione con un sen-
timento che ha memoria di quanto accaduto recentemente: ricordando
come più di una volta in passato i nostri avi riuscirono a trasformare cir-
costanze difficili in occasioni di crescita, eventi ostili in stimoli per com-
piere grandiosi balzi in avanti. Affrontare le difficoltà relative alla crisi
energetica con lo spirito storico descritto da Toynbee significa cogliere
nelle necessità del presente le sfide che richiedono la giusta ed energica
reazione.
Spengler: lo spirito espansivo della civiltà euro-americana.
Vi è un pensatore la cui posizione è complementare a quella di Toyn-
bee, e la cui ricchezza argomentativa è forse più profonda: Oswald Spen-
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gler , che nella prima metà del Novecento espresse una elaborata filoso-
fia della storia, ricca di spunti suggestivi. Oswald Spengler tratteggiò la
sua visione del mondo in un volume intitolato “Il Tramonto dell’Occiden-
te”, scritto in Germania negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale.
L’opera è però priva di qualsiasi angustia nazionalistica, l’autore riesce a
sublimare la sconfitta che sembra essere imminente per la propria nazio-
ne in un sentimento più ampio di pietas e di sollecitudine per le sorti della
civiltà occidentale intera.
4 O. Spengler, Il tramonto dell'Occidente. Lineamenti di una morfologia della Storia mondiale, introduzione di
S. Zecchi e traduzione di J. Evola, Parma (2002).
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