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La sfida energetica


            L’America si espande verso Ovest, spostando progressivamente la fron-
            tiera fino all’Oceano Pacifico. La corsa all’oro dei pionieri apre la strada
            alla colonizzazione, ma subito dopo si impongono le opere titaniche di
            organizzazione del territorio. Ad esempio la costruzione delle ferrovie
            transcontinentali. Oltre il tempo di Spengler, lo spirito faustiano dell’A-
            merica si proietta verso la nuova frontiera spaziale: era un esito che l’au-
            tore del “Tramonto dell’Occidente” aveva previsto e che sembra diventa-
            re realtà negli anni di Kennedy, di Von Braun, nell’età d’oro della NASA.
               Ma il 2000 anche per gli Stati Uniti d’America sembra segnare un
            momento di ripiegamento, un esaurimento delle energie. Passati ormai i
            fasti della vittoria nella III Guerra Mondiale contro l’Unione Sovietica, i
            primi segnali di crisi economica cominciano ad essere percepiti dagli spiri-
            ti più sensibili nella stasi del settore produttivo e commerciale, nei crescen-
            ti rischi del settore speculativo. Il terrorismo colpisce al cuore l’Impero nei
            luoghi più simbolici. Il programma di espansione spaziale subisce una
            sostanziale battuta d’arresto, dopo un sequel di tragici fallimenti. Le diffi-
            coltà militari in aree arcaiche o ritornate tali come l’Iraq e l’Afghanistan
            pongono in dubbio lo stesso concetto di “super-potenza”.
               In questo scenario di delusioni, l’elezione di Obama alla presidenza
            degli States ha segnato un momento di entusiasmo. A detta di alcuni si
            tratta di un entusiasmo  in larga parte irrazionale. Ma d’altronde l’irra-
            zionalità, ovvero l’eccedenza rispetto ai moti della logica ordinaria, è uno
            dei tratti più tipici e fecondi dell’entusiasmo…
               Barack Obama ha fatto della sfida energetica uno dei cavalli di batta-
            glia della sua campagna elettorale. Del resto anche il suo antagonista
            John Mc Cain aveva insistito a lungo su questo punto. Mentre Mc Cain
            privilegiava l’incentivazione delle fonti nucleari, Obama – per un vecchio
            riflesso della cultura politica di sinistra – esprime la sua fede nella capa-
            cità delle fonti rinnovabili di venire a capo del problema energetico.
               Chi scrive non ha la competenza tecnica per dimostrare la giustezza
            dell’una o dell’altra tesi. Ma in un discorso generale di filosofia della sto-
            ria, ci piace osservare che finalmente il problema energetico sia oggi
            affrontato… con energia. Non con la rassegnazione di chi ripete la lagna
            della “fine delle risorse disponibili”, ma con la volontà di abbattere un
            ostacolo, di intraprendere una sfida.
               Questa sfida oggi accomuna le due sponde dell’Atlantico: Europa ed
            America. Fino al 1989 era l’antagonismo ideologico/militare  con l’Unio-
            ne Sovietica a far sentire vicini gli europei di Roma, Berlino, Parigi, Lon-
            dra ai “semieuropei” di New York, Boston, Philadelphia, Vancouver.
               Le ragioni della solidarietà occidentale – euro-americana – oggi si rin-
            saldano in vista della comune battaglia energetica. Questa è forse l’ulti-

                                                             SILVÆ - Anno V n. 11 - 147
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