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La sfida energetica
Abbiamo già riassunto in un numero precedente di Silvae le caratteri-
stiche fondamentali del pensiero spengleriano. Da quando è apparso
quello scritto riassuntivo, in Italia, per i cultori di Spengler, è accaduto
un fatto nuovo: la ripubblicazione de “Il tramonto dell’Occidente” è stato
accolto con interesse e rispetto sulle terze pagine dei quotidiani naziona-
li. Sollecitando riflessioni sul destino della nostra civiltà a partire da
diversi punti di vista. L’autore che per anni era stato catalogato in modo
limitativo e impreciso nel settore maledetto dei pensatori reazionari o
fascistoidi ha ricevuto una indubbia rivalutazione e attestati di stima, da
parte di intellettuali ben lontani dalla cultura conservatrice-reazionaria.
Per Spengler le civiltà sono grandi organismi spirituali. Tali organismi
attraversano un ciclo di vita che si estende per secoli. Ogni civiltà ha
un’anima particolare che si riverbera nella religione e nei costumi, negli
ordinamenti civili e nel modello di scienza. Alla concezione progressista
di una storia unitaria dell’umanità che procede in linea retta, Spengler
sostituisce un modello di storia basata sulla successione (o sulla compre-
senza in aree geografiche diverse) di civiltà nettamente differenziate. L’a-
nima della civiltà nata dalle brume del Medio Evo e proiettatasi oltre l’o-
ceano in direzione occidentale è per Spengler un’anima “faustiana”.
La civiltà euro-occidentale, nel grande affresco storico de “Il tramon-
to dell’Occidente” trova il suo momento aurorale tra il VI e il X secolo,
nello spazio geografico continentale europeo. In questi secoli i popoli ger-
manici appaiono alla ribalta della storia, assimilano le forme giuridiche
romane e cominciano ad esprimere anche valori specifici differenziati
rispetto al precedente ciclo storico greco-romano.
Agli Dei antichi, determinati nella loro figura, limitati nelle loro pote-
stà, si sostituisce l’immagine di un Dio trascendente, infinito, onnipoten-
te. Il luogo di culto religioso non è più il tempio greco, dimora della divi-
nità, ma è la cattedrale gotica che con le sue guglie tende nostalgicamen-
te all’infinito sovraceleste.
Religiosamente rivolta a un Dio sovrasensibile, la civiltà europea mani-
festa sin dall’origine un’aspirazione all’infinito. Il superamento delle bar-
riere prestabilite, la tendenza all’infrangere il limite con la forza di
volontà o con un crescente dispiegamento di mezzi tecnici esprimono per
Spengler una sorta di cifra “romantica” dell’animus dell’occidentale.
Questa propensione di secolo in secolo si esprime nelle crociate dei gio-
vani cavalieri che dai castelli della Loira vanno a combattere in una terra
lontana e trasfigurata dalla leggenda religiosa, nelle grandi esplorazioni
trans-oceaniche agli albori della modernità, nell’ansia dei creatori di tec-
nologia di superare ogni record di velocità e di prestazioni col sussidio
delle loro macchine.
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