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La sfida energetica
picco del petrolio crea sgomento nei mercati, nei grandi investitori, nei
comuni lavoratori e professionisti, in tutti coloro che in alcun modo
potrebbero concepire la loro esistenza a prescindere dall’utilizzo del
mezzo automobilistico. Tra il 2008 e l’inizio del 2009 la montagna russa
della crisi vede il prezzo del petrolio salire fino al picco dei 150 euro,
per poi ridiscendere, ma solo in concomitanza di una crisi finanziaria
che produce la lievitazione immediata della disoccupazione e la contra-
zione dei consumi.
L’impatto di queste trasformazioni rapide (sia pur lentamente incuba-
te negli anni precedenti) suscita dei cambiamenti percepibili nell’opinio-
ne pubblica. Il mito della società multietnica, del villaggio globale, perde
tensione emotiva; l’ideologia ecologista, che negli anni Ottanta sembrava
essere destinata a prendere nel cuore dei giovani il posto precedentemen-
te occupato dal comunismo, si ridimensiona. Il consumatore medio e l’au-
tomobilista rivalutano l’opportunità della opzione nucleare anche in
paesi che dopo la catastrofe di Cernobyl, l’avevano scartata con forza; gli
operai mostrano insofferenza verso le manifestazioni di Greenpeace e
cominciano a invocare misure protezionistiche nei confronti delle merci
di importazione asiatica.
Il tema della ricerca delle fonti energetiche alternative rappresenta un
motivo di speranza. Gli scettici e i cinici sottolineano come le alternative
agli idrocarburi a tutt’oggi non riescano a mostrare la loro efficacia. Gli
speranzosi si attendono da un giorno all’altro uno scatto in avanti della
ricerca che trasformi l’eolico, il solare e l’idrogeno in qualcosa in più di
“giocattoli buoni per parchi a tema ambientale”. I cultori delle teorie del
complotto non mancano di inveire contro oscuri circoli finanziari ritenu-
ti capaci di boicottare la macchina ad aria compressa, o la rete elettrica
alimentata dalle maree…
Quel che si nota negli ultimi tempi in Europa è una sorta di rassegna-
to sconforto: l’Europa Occidentale è ancora un luogo privilegiato in cui
vivere e tuttavia l’umore degli europei tende al depresso mancandole la
volontà di reagire con energia a quelle tendenza epocali che tendono ad
emarginare il vecchio Continente dalle grandi dinamiche della storia.
Per questo forse il presupposto indispensabile di una rivoluzione ener-
getica è una rivoluzione culturale per l’Occidente.
Il modello storico di Toynbee: sfida e reazione.
Non è sicuramente questo il momento più duro vissuto dall’Occidente:
un rapido riferimento storico alle invasioni barbariche, alla peste del
Trecento che segnò un sensibile spopolamento dell’Europa, alla crisi del
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