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La banca centrale del DNA Forestale


                  ste, i cosiddetti corridoi biologici.
                     Le Conferenze interministeriali sulla Protezione delle Foreste in Euro-
                  pa (MCPFE), hanno segnato, nel corso degli anni ’90, le tappe del Pro-
                  cesso Paneuropeo con il quale i Ministri, responsabili per la gestione delle
                  foreste, si sono ufficialmente impegnati a portare avanti una serie di atti-
                  vità comuni volte alla salvaguardia delle nostre foreste. Durante le Con-
                  ferenze di Strasburgo (1990), Helsinki (1993), Lisbona (1998) e Vienna
                  (2003) sono state, infatti, redatte dichiarazioni generali e risoluzioni dalle
                  quali discendono la definizione del concetto di “gestione forestale sosteni-
                  bile” e l’individuazione dei relativi criteri ed indicatori, nonché la defini-
                  zione del concetto di “programma forestale nazionale”. In seguito alla
                  Risoluzione 2 della Conferenza Ministeriale di Strasburgo (1990) per la
                  Conservazione delle Foreste in Europa, è stato istituito il programma
                  EUFORGEN (European Forest Genetics), che opera attraverso reti
                  internazionali di specialisti forestali e genetisti per lo scambio di infor-
                  mazioni scientifiche e la collaborazione attiva, finalizzati allo sviluppo di
                  metodi di gestione e conservazione delle risorse genetiche forestali.
                     Il concetto di gestione forestale si è dunque evoluto nel tempo, pas-
                  sando da una concezione di tipo produttivistico, che valutava i sistemi e
                  le tecniche colturali e i metodi di pianificazione in base alla misura della
                  produzione legnosa, a quella attuale, “sostenibile”, che tiene conto anche
                  delle variabili ecologiche e sociali.
                     La gestione forestale sostenibile risponde ai bisogni della società,
                  perseguendo, in primo luogo, l’obiettivo dell’efficienza del sistema bio-
                  logico bosco e, in secondo luogo, dell’equità intragenerazionale e inter-
                  generazionale; essa, quindi, consente pari opportunità di accesso alla
                  risorsa rinnovabile bosco sia agli attuali beneficiari sia a coloro che
                  dovranno beneficiarne in futuro. Dopo la Conferenza di Rio (1992) e
                  quella di Helsinki (1993) alla nozione di gestione sostenibile  si è asso-
                  ciata quella di biodiversità, ponendo i due principi in uno stato di inter-
                  relazione. La diversità, infatti, è un segno distintivo della natura e rap-
                  presenta la base della stabilità ecologica: le molteplici interazioni che la
                  diversità  è in grado di determinare riescono, entro certi limiti, a sana-
                  re tante turbative che l’intervento umano produce all’interno degli eco-
                  sistemi. Con il concetto di tutela della biodiversità, dunque, non si iden-
                  tifica solo il problema della salvaguardia delle specie vegetali e animali
                  rare o in via di estinzione, ma si pone l’accento sugli ecosistemi e il loro
                  funzionamento includendo i processi coevolutivi tra i componenti che li
                  costituiscono. Ecosistemi diversi danno luogo a forme di vita, culture e
                  habitat diversi, la coevoluzione dei quali determina la conservazione
                  della biodiversità.


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