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La banca centrale del DNA Forestale


                  • controllo del rischio di immissione negli ecosistemi di organismi gene-
                     ticamente modificati.
                     Inoltre è necessario creare le condizioni di consenso e coinvolgimento
                  attivo delle comunità locali nella conservazione del patrimonio biologico
                  presente nel territorio, attraverso:
                  • tutela delle culture locali che utilizzano in modo sostenibile il patri-
                     monio naturale;
                  • sviluppo di attività economiche sostenibili;
                  • educazione e sensibilizzazione.
                     La conservazione ex situ, invece, è rivolta a conservare e mantenere
                  risorse genetiche fuori dal normale habitat di crescita: per esempio in una
                  collezione di semi, o in una coltura di tessuto effettuata “in vitro” (Engel-
                  mann, 1997), o anche in collezioni in “vivo” allestite in giardini e orti
                  botanici, ecc. Essa è una strategia fondamentale di conservazione della
                  biodiversità quando questa è gravemente minacciata, oppure quando il
                  numero degli individui di una specie è fortemente ridotto. Oltre a mante-
                  nere le risorse genetiche esistenti, tale conservazione è funzionale anche
                  ad altri importanti obiettivi quali: fornire popolazioni di riserva o stock
                  da utilizzare per consentire la sopravvivenza delle specie durante le fasi
                  di reintroduzione e ripopolamento o per favorire il recupero e la riabili-
                  tazione degli habitat; sviluppare nuove cultivar, razze e ceppi durante i
                  programmi di miglioramento genetico; fornire materiale per l’industria,
                  per l’agricoltura, per la formazione e la ricerca; assicurare, attraverso lo
                  stoccaggio a lunga scadenza, materiale per bisogni futuri; fornire mate-
                  riale per la formazione di una coscienza ambientale.
                     La conservazione ex situ presenta, tuttavia, lo svantaggio di mantene-
                  re solo una (spesso minima) parte della variabilità genetica totale dei
                  taxa, che pertanto può essere soggetta a deriva genetica.
                     Da tutto si deduce che un programma di conservazione della biodiver-
                  sità deve prevedere un equilibrato bilanciamento dei due tipi di conser-
                  vazione attuando una strategia volta a promuovere la biodiversità ex situ
                  come complemento della conservazione della biodiversità in situ.
                     In tempi recenti è maturata la consapevolezza che la piena integrazio-
                  ne delle due strategie, con l’ausilio di una serie di metodologie, tecniche e
                  strumenti informatici, consente una più attenta e mirata valutazione delle
                  risorse genetiche vegetali. Infatti, la disponibilità di nuovi e potenti stru-
                  menti informatici rende fattibile l’allestimento di banche dati (database)
                  genetici e fenotipici su base geografica, da utilizzare come strumenti di
                  consultazione, nell’ottica di produrre una “mappa di reperibilità” di tali
                  risorse genetiche in ambiente naturale e in collezioni, di caratterizzare le
                  località di reperimento e raccolta, di disporre di una prima caratterizza-


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