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La banca centrale del DNA Forestale


            zione di ogni singola provenienza, di attribuire un “valore di conserva-
            zione” ad ogni popolazione/area/regione suscettibile di interventi di con-
            servazione. In questo contesto, risulta innovativa la costituzione di ban-
            che del DNA, ovvero istituzioni normalmente legate a giardini botanici,
            università, enti di ricerca o aree protette che si occupano dell’identifica-
            zione di specie caratteristiche o minacciate in una particolare area geo-
            grafica, del loro campionamento e dell’estrazione del DNA, finalizzata sia
            alla conservazione dell’informazione genetica che al suo scambio.
               Oggi, infatti, le nuove biotecnologie consentono l’individuazione e la
            caratterizzazione della diversità genetica attraverso l’utilizzo di marcato-
            ri molecolari che permettono di analizzare l’intero genoma sia in relazio-
            ne a sequenze trascritte che a quelle non trascritte, fornendo un sistema
            di analisi più potente e affidabile dei marcatori morfofisiologici e biochi-
            mici ampiamente impiegati nel passato. Grazie all’introduzione di tali
            tecniche oggi è possibile raccogliere informazioni circa il grado di simila-
            rità/diversità genetica delle specie vegetali e quantificare la variabilità sia
            tra che entro le popolazioni, contribuendo ad una maggiore conoscenza
            delle risorse genetiche e alla valutazione delle azioni finalizzate alla loro
            salvaguardia.
               Oggi si assiste a livello internazionale ad una vera e propria fioritura
            di nuove iniziative in questo campo determinata senz’altro dalla messa a
            punto di nuove tecniche di conservazione, ma anche, e soprattutto, dal
            riconosciuto valore “strategico” delle risorse genetiche, al pari delle
            risorse non rinnovabili come quelle idriche o i combustibili fossili, in un
            momento in cui la perdita di biodiversità sul pianeta ha subito una for-
            midabile accelerazione. L’Italia è stata precorritrice in questo settore
            attivando già negli anni Settanta del secolo scorso la prima Banca del
            Germoplasma delle varietà di cereali.
               Attualmente, diversi Paesi, dagli Stati Uniti ad Israele, si sono impe-
            gnati nella realizzazione di banche del DNA per la conservazione dei
            documenti genetici. Il caso più noto, anche grazie all’interesse che ha
            riscosso presso i media, è stato quello della Norvegia che, con un finan-
            ziamento governativo di 8 milioni di dollari donati dalla Fondazione
            Gates, ha realizzato nell’isola di Spitsbergen (arcipelago delle Svalbard),
            presso il polo Nord, un gigantesco deposito sotterraneo, la Nordic Gene
            Bank, dove custodire i semi di tutte le specie alimentari conosciute.
               Ciò che rende innovativo l’approccio delle banche del DNA nel carat-
            terizzare la biodiversità, risiede nel sistema d’integrazione delle informa-
            zioni morfologiche, ecologiche e genetiche delle risorse collezionate. Per
            fronteggiare la crisi della biodiversità le banche del DNA si propongono
            tre obiettivi principali:

                                                             SILVÆ - Anno V n. 11 - 115
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