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La banca centrale del DNA Forestale
L’articolo 7 della Convenzione sulla Diversità Biologica (Rio de Janei-
ro) richiede che i Paesi contraenti “identifichino le componenti della bio-
diversità importanti per la sua conservazione e il suo uso sostenibile e ne
effettuino il monitoraggio, attraverso campionamenti od altre tecniche”.
La conoscenza della biodiversità forestale e il monitoraggio sono, dun-
que, alla base della conservazione e della gestione del patrimonio biologi-
co nella prospettiva di una gestione forestale sostenibile.
Le classiche strategie di conservazione della biodiversità e il ruolo inno-
vativo delle banche del DNA vegetale.
Le Istituzioni Scientifiche Pubbliche e private hanno avviato da diversi
anni programmi operativi che prevedono sia la salvaguardia degli habi-
tat, sia il monitoraggio delle risorse genetiche vegetali su scala planetaria,
sia la raccolta e la conservazione (banche di germoplasma, arboreti, ecc.)
di tali risorse.
Il fine di dette attività è quello di reperire, conservare, moltiplicare,
documentare e valorizzare il germoplasma di specie minacciato di estin-
zione o da erosione genetica, nonché di valutare rischi di erosione geneti-
ca in popolazioni naturali.
Le strategie d’intervento classiche per la salvaguardia delle risorse
genetiche, come definite dal Piano Nazionale sulla Biodiversità (D.M.
97/568 del 15 Maggio 1997) prevedono essenzialmente due metodi:
• la conservazione in situ
• la conservazione ex situ
L’obiettivo della conservazione in situ consiste nella reale possibilità di
mantenere in collezione il maggior numero di alleli possibili e la massima
diversità genetica permettendo, nel contempo, l’evoluzione del materiale
genetico (Brusch, 1995). Quest’ultimo punto è di estrema importanza in
quanto favorisce la ricombinazione genica con la formazione di genotipi
con caratteristiche adattative di risposta ai cambiamenti ambientali. La
conservazione in situ, dunque, ha come fine il mantenimento della varietà
di risorse genetiche, forme e processi adattativi delle specie e degli ecosi-
stemi nello stesso ambiente in cui hanno avuto origine. L’insieme delle
misure che concorrono alla conservazione in situ della diversità, oltre alle
iniziative dirette di tutela e recupero del patrimonio naturale, devono
essere finalizzate alla diminuzione della pressione sulla biodiversità da
parte delle attività economiche, quali:
• contenimento dei fattori di impatto negativo sulla biodiversità da
parte delle politiche settoriali;
• controllo del rischio di immissione negli ecosistemi di specie estranee;
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