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La banca centrale del DNA Forestale
ces of endangered and critic species will undergo long-term DNA conservation to provi-
de phyisical proofs of their historical occurrence and evolution in a given area. This will
allow accuracy in the future application of ecological, phylogeographical, and biodi-
versity studies, ex-situ and in-situ conservation techniques will benefit of the Bank data-
base and results. In reason of its peculiarity, the Forest Central DNA Bank has joined
recently the International Barcoding Initiative. The main implications of Barcoding
span from species identification at early stages of development or fossil remains, to evo-
lutionary trends and landscape management.
1. Il ruolo delle foreste nella conservazione della biodiversità
uando si pensa o si opera in difesa della natura, si dimentica spes-
so una verità molto semplice: nessuna creatura vivente potrebbe
Qsopravvivere sulla terra senza il “mondo verde” delle piante. Ne
consegue che la conservazione della flora (le singole entità botaniche)
nonché della vegetazione (le complesse associazioni tra loro formate) rap-
presenta presupposto indispensabile per la salvaguardia della vita ani-
male e dunque dell’uomo stesso.
Le piante sono componenti centrali di tutti gli ecosistemi, responsabi-
li della produzione primaria di biomassa, forniscono cibo e riparo alle
componenti biotiche, regolano i cicli trofici degli elementi e dell’acqua,
intervengono su micro e meso climi locali e costituiscono parte integrante
della diversità estetica e culturale di ogni paesaggio.
In Europa, come in Italia, circa il 35% del territorio è coperto da fore-
ste ed altri terreni boscati che ospitano una porzione elevata di biodiver-
sità, in termini di specie, genotipi e processi ecologici (Figura1). L’Italia,
per le sue caratteristiche geografiche e climatiche è caratterizzata da ele-
vata variabilità ambientale. Questa, assieme alla passata storia geo-cli-
matica, che ha determinato ripetute migrazioni di interi ecosistemi e delle
specie in essi contenute, ha fatto sì che i livelli di diversità vegetale speci-
fica ed intraspecifica siano più alti che altrove nel Mediterraneo. L’Italia
meridionale in particolare è stata un’importante area rifugiale per nume-
rose specie arboree che durante l’ultima glaciazione hanno potuto trova-
re in siti specifici, ma ancora per lo più sconosciuti, condizioni ecologiche
ottimali per la loro conservazione, e particolarmente idonee per iniziare
il successivo processo di ricolonizzazione post-glaciale. Una traccia di
queste vicende è in alcuni casi ancora individuabile, ne sono esempio: i 25
esemplari di Abeti dei Nebrodi (Abies nebrodensis Mattei) delle Madonie,
la Zelkova sicula e i popolamenti di Agrifoglio dei Nebrodi (Ilex aquifo-
lium L.), la Foresta Umbra del Gargano dove il Faggio (Fagus sylvatica
L.) è presente a quote insolitamente basse, le formazioni pure e miste di
Abete bianco (Abies alba Mill.) dell’Appennino centro-meridionale e i
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