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La banca centrale del DNA Forestale


               La banca centrale del DNA Forestale, prima al mondo dedicata alle
            sole specie boschive, si distingue per la sua impostazione centrata sulla
            conservazione dei materiali e delle informazioni relative non ai singoli
            individui, ma ad intere popolazioni rappresentative di un territorio eco-
            logicamente omogeneo (regioni di provenienza). Il fine ultimo, infatti,
            risiede nella possibilità di disporre per ogni specie forestale di una colle-
            zione di DNA il più possibile rappresentativa delle risorse genetiche pre-
            senti all’interno dei singoli popolamenti, fornendo altresì dati di tipo bio-
            climatico, edafico, ecologico, atti a descrivere l’ambiente ove le caratteri-
            stiche genetiche del popolamento si sono evolute.
               Pertanto, l’archivio (“banca”, nel linguaggio scientifico) del DNA Fore-
            stale prevede la raccolta e la conservazione del patrimonio genetico (liofi-
            lizzato tissutale, DNA nucleare e organellare,) delle specie arboree presen-
            ti in una o più regioni (singoli individui e popolamenti), integrata con infor-
            mazioni di tipo biologico, ecologico e molecolare e la messa a disposizione
            della comunità scientifica internazionale di dati e aliquote del materiale
            stesso (Figura 2). In particolare, ogni campione vegetale è corredato da un
            codice numerico identificativo sia del liofilizzato tissutale, sia del campione
            di erbario opportunamente realizzato per costituire una testimonianza tan-
            gibile delle caratteristiche morfologiche dell’individuo raccolto. Al codice
            numerico corrispondono, su un database, una serie di informazioni, quali:
            la specie (nomenclatura scientifica e suo areale), la provenienza (regione,
            provincia e località di raccolta), la descrizione del popolamento (su basi sel-
            vicolturali, di uso del suolo, fisiopatologiche, rilievi floristici, ecc.), la
            descrizione della stazione (esposizione, regime termico, pluviometrico, sub-
            strato podologico), le coordinate GPS dell’individuo (latitudine, longitudi-
            ne e quota), le caratteristiche dendrometriche, le foto, la data di raccolta e
            i riferimenti identificativi del raccoglitore, per concludere con la documen-
            tazione storico-archivista a riguardo (Figura 3).
               I criteri della rarità, della vulnerabilità e dell’endemicità sono sicu-
            ramente i primi ad essere considerati nella scelta del materiale da sal-
            vaguardare e rigenerare, ma non i soli. La “banca centrale del DNA
            Forestale” agisce anche da importante centro di studio per quanto con-
            cerne i taxa rappresentativi di habitat e per quelle entità ritenute fon-
            damentali nella ricostituzione di aree degradate o fortemente compro-
            messe.
               Ai fini di una corretta gestione del territorio e di una coerente opera di
            conservazione e difesa della sua biodiversità forestale italiana, la BCD si
            attiva per la creazione di una rete di contatti e di scambi di informazioni
            bidirezionali con tutti gli organismi coinvolti normalmente nella protezione
            della natura e nella sua valorizzazione (Corpo forestale dello Stato, ammi-

                                                             SILVÆ - Anno V n. 11 - 117
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