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Necessità di un approccio globale per valutare gli OGM


            gli europei, una percezione negativa di tali prodotti, visti come portatori

      FOCUS  di geni intrusi. Infatti, secondo l’Autore, «l’incapacità di stabilire, fin dal-
            l’inizio, una terminologia esplicita per suddividere le varie applicazioni
            della tecnologia genetica nella produzione di nuove varietà ha contribuito
            a questo scetticismo e al rifiuto delle biotecnologie da parte di molti con-
            sumatori». È quindi necessario ripensare e riclassificare l’intero settore, sia
            per motivi di chiarezza e precisione scientifica, sia per consentire al pub-
            blico di percepire in modo corretto la complessità e le differenze esisten-
            ti all’interno dell’universo “OGM”.
               Nielsen, con riferimento al gene codificante, cioè portatore del caratte-
            re di interesse, ha proposto di adottare una nomenclatura precisa per dif-
            ferenziare i vari organismi “ingegnerizzati”, ponendo cinque livelli lungo
            i quali la distanza genetica tra la pianta ricevente il gene e il “donatore”
            (batterio, vegetale, animale) aumenta progressivamente. Quindi si può
            parlare di OGM:
            1) intragenici (il DNA proviene dalla stessa specie),
            2) familigenici (il DNA proviene da specie affini, interfeconde),
            3) lineagenici (il DNA proviene da specie della stessa linea filogenetica),
            4) transgenici (il DNA proviene da specie filogeneticamente lontane),
            5) xenogenici (il DNA esogeno è costituito da geni artificiali).
               Solo i primi due gruppi di organismi sono ottenibili anche con gli
            incroci tradizionali, perché non si infrangono le barriere naturali, che
            separano tra loro le specie e i generi diversi.
               Attualmente, quando si parla di OGM, molto spesso si fa riferimento
            agli Organismi Transgenici (OT) e in parte agli Organismi Lineagenici
            (OL), secondo la definizione datane da Nielsen, mentre, per il momento,
            è da escludere la categoria degli Organismi Xenogenici (OX). Per sempli-
            cità, la definizione di OT potrebbe essere comprensiva anche di quella
            degli OL. Già con gli organismi transgenici siamo effettivamente in pre-
            senza di una novità radicale. In pratica vengono “fabbricate” chimere gene-
            tiche, con processi che ricordano molto di più quelli industriali, che quel-
            li agricoli, tanto che le leggi e i cicli naturali sembrano avere ben poca
            importanza. Non a caso, nella normativa europea, la definizione ufficiale
            è «organismo il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso
       A
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            da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione
            genetica naturale» (Art. 2, Direttiva 2001/18/CE del 12/03/01). La novi-
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