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Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: tra il verde e l’azzurro
L’isola di Montecristo è stata studiata nella sua flora con una certa
assiduità rispetto ad altre piccole isole. I primi studi risalgono al 1832 e
furono condotti da Giuseppe Giuli. George Watson-Taylor erborizzò sul-
l’isola in un periodo compreso tra il 1853 e il 1860 segnalando 335 specie.
Caruel nella sua “Florula dell’Isola di Montecristo” annoverò 343 specie.
Si trattò della prima documentazione organica sulla flora di Montecristo.
Seguirono studi di Forsyth Major (1883), Beguinot (1901) e Sommier
(1903) che compilò una “Flora dell’Arcipelago Toscano”. A quella data le
entità botaniche dell’isola di Montecristo comprendevano 406 specie
vascolari, di cui 390 Fanerogame, 16 Pteridofite e 70 Briofite.
Complessivamente 476 entità.
Successivamente, nel 1957, Alberto Chiarugi e quindi Fabbri nel 1964,
1965, 1966, estesero gli studi floristici sull’isola. Secondo Paoli e
Romagnoli (1976) la flora vascolare dell’isola di Montecristo, tenuto conto
delle specie non più rinvenute sull’Isola in tempi recenti, ammonterebbe
a 363 entità, nettamente ridotte a sole 304 specie togliendo dall’elenco flo-
ristico quelle introdotte certamente dall’uomo (Paoli e Romagnoli, 1976).
È interessante riportare integralmente lo spettro biologico curato dagli
Autori citati nel quale le categorie biologiche sono state così abbreviate:
P Phanerophyta H Hemicryptophyta T Therophyta
Ch Chamaephyta G Geophyta HH Hydrophyta
n.
P Ch H G HH T
entità
Flora desunta dalla letteratura
(spontanea + introdotta + non 19,4 2,6 19,5 10,5 0,6 47,4 529
più rinvenuta)
Flora attuale (spontanea + 23,7 3,6 15,4 9,9 0,6 46,8 363
introdotta)
Flora reale attuale (solo sponta- 11,5 3,6 17,8 10,5 0,7 55,9 304
nea)
Sbarcare a Montecristo significa essere colpiti dal profumo intenso, che
non conosce stagioni, dell’elicriso (Helicrysum italicum Roth), abbondante
sull’isola già nei pressi dell’approdo di Cala Maestra.
A
n
È questo certamente uno degli aspetti caratterizzanti di questo territo-
n
rio tanto singolare che si è potuto conservare così come si presenta oggi,
oI-n
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142 SILVÆ

